Il grido “Abbasso la guerra!” risuona nei comizi pacifisti

La grande conflagrazione europea è iniziata. L’Italia per il momento ne è fuori, ma è divisa tra neutralisti e interventisti. I primi, contrari alla guerra, propongono la «neutralità assoluta»; i secondi, invece, la vogliono a tutti i costi anche se tra di loro non c’è pieno accordo sulla scelta degli alleati: molti vorrebbero stare a fianco della Francia e dell’Inghilterra, alcuni preferirebbero unirsi all’Austria e alla Germania. A Rimini le diatribe tra le due opposte fazioni sono documentate nelle pagine dei vecchi periodici dall’autunno del 1914 ai primi cinque mesi del 1915. Attraverso l’utilizzo di quelle cronache, ci proponiamo di far emergere il clima di quel particolare momento che anticipa l’ingresso dell’Italia nel conflitto, definito da papa Benedetto XV «inutile strage». Le prime avvisaglie di questa disputa tra neutralisti e interventisti si registrano il 27 ottobre 1914 durante un comizio “pacifista” organizzato dal partito socialista nell’atrio del Vittorio Emanuele. Il convegno, ostacolato fin dal mattino da una nutrita schiera di guerrafondai, è interrotto prima ancora che l’oratore, il socialista Amedeo Bordiga, possa completare la propria introduzione.

La scazzottata, che segue in piazza Cavour, è sedata –scrive Il Momento il 31 ottobre – solo dall’intervento della pubblica sicurezza. Dopo questo chiassoso esordio sul tema della guerra, il settimanale cattolico L’Ausa e il foglio repubblicano Il Giornale del Popolo riferiscono di alcune scaramucce scoppiate all’interno di luoghi pubblici. Cose di poco conto, rientranti nella normale routine della discussione tra “amici”, anche se ammantate da avverse opinioni sulle ostilità belliche in corso. Di ben altra levatura l’episodio capitato martedì 5 gennaio 1915. Dalla stampa recuperiamo il resoconto dell’accaduto ridotto all’osso. Alle tre del mattino un violento incendio si sviluppa nell’Hotel Hungaria. Le indagini accertano la dolosità del fatto e tra le ipotesi più attendibili emerge quella dell’«attentato politico». L’Ausa il 6 gennaio parla di certi «rancori» da parte di alcuni fanatici nei confronti dell’albergo, «abituale ritrovo durante il periodo estivo di tanti sudditi dell’Impero Austro-Ungarico». La tesi dell’«attentato politico» è prontamente respinta da Il Giornale del Popolo, che il 13 gennaio la definisce «assurda e balorda». La testata repubblicana, allineata su posizioni antitedesche, si è già fatta promotrice in città della costituzione di un Fascio di azione rivoluzionaria e accetta adesioni “interventiste” presso la propria sede in via XXII Giugno.

La vicenda dell’Hotel Hungaria turba la cittadinanza, che per alcune settimane si abbandona alle congetture più bizzarre sugli esecutori e sui mandanti dell’atto criminoso. Le indagini della polizia, orientate in tutte le direzioni, non portano alla scoperta dei colpevoli e sui motivi dell’incendio resterà fitto il mistero. Un avvenimento colmo di apprensione – che fortunatamente avrà luogo senza gli annunciati scontri – si registra cinque giorni prima dell’ingresso dell’Italia nel conflitto europeo. Il 19 maggio 1915, ricorrenza della morte di Andrea Costa (1851-1910), all’ippodromo Flaminio si svolge un grande convegno pacifista al quale partecipano numerose delegazioni socialiste del circondario. Il corteo che si forma dopo il comizio di Biagio Pedrizzi, segretario della Camera del lavoro, non si tramuta–come Il Giornale del popolo aveva ipotizzato – nella «solita caciara», ma percorre ordinatamente le vie del centro «vociando contro la guerra». Anche la sezione socialista di Riccione commemora l’“Aposto – lo del proletariato”. La manifestazione, forse la più grande in assoluto che mai si sia verificata in paese, oltre a ricordare degnamente la figura più significativa del movimento operaio italiano, a cinque anni dalla scomparsa, assume i toni pacifisti e antimilitaristi della dimostrazione neutralista.

La cronaca della riunione ci viene riferita, da La lotta di classe. «La giornata –informa un anonimo reporter sul foglio dei socialisti della provincia di Forlì nel maggio del 1915 – è stata splendida e il concorso di popolo fu superiore ad ogni previsione e non si ebbe a lamentare il men che minimo incidente. Erano stati mandati sul posto numerosi carabinieri al comando di un tenente e guardie di P. S. in borghese. Un inutile apparato di forze, che però i comandanti ebbero l’avvedutezza di tenere nascosto, poiché l’esperienza ha ormai dimostrato che ove mancano gli agenti dell ’ordine, il medesimo non vien disturbato».

«Verso le ore 14 –continua la “corrispondenza” – la fanfara locale, allestita in breve tempo e diretta dall’amico Dino Gualdi di Rimini, intona l’Innodei lavoratori e la gente si accalca sulla piazza del paese, mentre giungono innumerevoli carrozze, biciclette, bandiere da ogni parte, nonché i bravi compagni di Cattolica con altra fanfara – che tanto ha contribuito alla riuscita della manifestazione – e con un cartellone alto, su cui era scritto d’ambole facciate a caratteri grandi: ABBASSO LAGUERRA! Alle ore 16 il corteo, ordinato e composto di circa quattromila persone, si incammina attraverso il paese e passando per la località ‘Abissinia’ si reca alla splendida e vastissima sala del Grand Hotel Des Bains gentilmente concessa dall’egregio sig. Arturo Ticozzi. Quivi il compagno Francesco Ciccotti, venuto espressamente da Roma, ha tenuto una conferenza veramente degna di Andrea Costa. La Fanfara di Cattolica, quindi intonò l’Inno della Internazionale guidando il corteo che ritornò in piazza, dove si scoprì la lapide…».

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