Il Green pass spaventa i ristoratori: “Non siamo poliziotti”

Da venerdìil green pass sarà obbligatorio per molteplici attività tra cui mangiare al ristorante al chiuso. Il provvedimento è stato adottato dal Governo di fronte a una curva dei contagi che ha ripreso a crescere. «Non contesto la misura, ma sono scettico sui criteri di applicazione» commenta Mauro Mambelli, nel duplice ruolo di presidente di Ascom e di Fipe (Federazione italiana dei pubblici esercizi) Ravenna. «Ancora una volta la lotta al virus porterà a un appesantimento dei compiti dei ristoratori che ora dovranno fungere anche da controllori – dice Mambelli –, ma questo non è il nostro lavoro e nel caso ci sia una svista le conseguenze sono molto pesanti. Se durante un controllo vengono trovati clienti sprovvisti di certificato verde, il ristoratore rischia anche la chiusura del locale da uno a sette giorni». Per verificare la certificazione, i ristoratori possono affidarsi a una app che si scarica gratuitamente sul cellulare, in modo da leggere il codice QR che poi andrà confrontato con il documento d’identità del cliente. Non è l’unica strada però Mambelli spiega che alcune aziende propongono scanner da posizionare all’ingresso dei ristoranti. Sono strumenti simili a totem che leggono il certificato verde e in piena autonomia stampano una sorta di via libera da presentare in sala: «Questi tipi di scanner costano dagli 800 ai 1.200 euro – spiega il presidente di Ascom –; rappresentano un’opportunità per snellire il lavoro ma sono un ulteriore costo per una categoria che ha già pagato un conto salatissimo alla pandemia. Chi invece sceglie di scaricare l’app, si dovrà probabilmente dotare di un cellulare aziendale». Ma il nodo è se l’obbligo di green pass porterà a una diminuzione della clientela. «L’impatto – prosegue Mambelli – sarà limitato finché avremo la bella stagione, ma non appena le temperature scenderanno potremmo risentirne. La percentuale dei vaccinati è ancora bassa e alcune persone potrebbero rinunciare al ristorante. Credo comunque che la strada per uscire dall’emergenza sanitaria sia di proteggerci il più possibile e il criterio del green pass può essere un modo per non dover chiudere i ristoranti, come è successo l’anno scorso, se i contagi dovessero riprendere a correre».

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