Il Governo mette quattro miliardi sulla nuova E 55

Quattro miliardi pronti per l’E55, ed una procedura commissariale che potrebbe comprimere le tempistiche di realizzazione. Una modalità già utilizzata per il Ponte Morandi che potrebbe veder concretizzata quella che da decenni è la chimera infrastrutturale italiana in sette anni. Dopo gli accordi stretti fra Emilia Romagna e Veneto, che vogliono la gratuità dell’arteria, con la sua codificazione come strada extraurbana e non autostrada, il nuovo passo viene dal programma Italia Veloce. E’ l’assessore regionale alle Infrastrutture, Andrea Corsini, ad annunciare come il governo consideri l’E55 «un’opera strategica, cerniera del corridoio Tirreno/Adriatico e collegamento con i grandi assi di valenza europea». Per questo l’accelerazione, nata dalla continua dialettica con la ministra Paola De Micheli, che ha individuato anche il canale di finanziamento: 2 miliardi infatti verrebbero tratti dall’accordo di programma stretto con Anas e gli altri due dal neonato piano composto dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ora l’auspicio è che la strategia resista ai marosi della crisi politica in corso e che venga attuata qualsiasi siano le conformazioni della prossima maggioranza di governo. Ad esultare per una notizia attesa da trent’anni è il presidente del Tcr Giannantonio Mingozzi.

«Fa piacere vedere che Anas, Regione e Ministero dei Trasporti (con il programma Italia Veloce) intendono ripristinare il tracciato di quell’E55 abbandonata dal precedente Governo e qualche anno fa dalla stessa Regione – afferma Mingozzi -. Gli interventi progettuali e gli stanziamenti congiunti sembrano assicurare, al momento, quegli impegni sulla tratta Ravenna-Ferrara mare-Mestre indicati nel primo protocollo siglato anni fa dall’Emilia Romagna e dal Veneto e ricomparsi a fine anno in sede di incontro ministeriale, grazie al dialogo con l’assessore Corsini ed il Comune di Ravenna». Il presidente del Terminal container vede anche solida la prospettiva della nuova infrastruttura pesando l’importanza dell’annuncio che «Anas preveda 4 miliardi di risorse da destinare sia alle manutenzioni, sia alle nuove tratte che collegano le due Regioni. Questo – sottolinea Mingozzi – fa ben sperare sulla possibilità che sia la volta buona dopo trent’anni di illusioni e inutili dibattiti. Mi auguro che anche il Veneto sia disponibile a concordare il tracciato che collega con la nuova superstrada Ravenna, Ferrara e il territorio veneto, in particolare Mesola e le Valli di Comacchio». Questo aspetto risulterebbe, secondo il presidente dell’azienda portuale ravennate, «di primaria importanza affinchè la trasportistica su gomma possa contare al più presto su di una alternativa a quella Romea che ormai non è più adeguata a sostenere il traffico pesante in entrata e uscita dal porto di Ravenna. Ma occorre accelerare pratiche, progetti e procedure perché lo sviluppo infrastrutturale dei nostri collegamenti è in pieno sviluppo e le merci non attendono». Per Mingozzi infatti la fase è florida a bisogna agganciare l’investimento «all’avvio imminente dei lavori per nuovi fondali e banchine nel porto di Ravenna rappresenta un incentivo formidabile affinchè strade e ferrovie si adeguino alle nuove potenzialità del nostro scalo e non possiamo consumare inutilmente altri mesi o anni di illusioni e false promesse». Ad esporsi nella sua contrarietà all’opera è invece Legambiente. Il circolo Matelda di Ravenna la considera una «ferita in un’area tra le più prezione naturalisticamente della Regione. Si tratterebbe di un’opera dagli impatti enormi e non necessaria. Un nastro d’asfalto imponente – è il parere del Cigno Verde -, da 4 corsie, che necessariamente dovrà essere realizzato ad una quota superiore al livello del mare per essere messo in sicurezza rispetto alle prevedibili ingressioni marine e/o esondazioni».

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