Il glifosato non è cancerogeno, il rapporto dell’Unione europea

È una decisione che fa discutere: l’erbicida glifosato non è cancerogeno, né mutageno, né tossico per la riproduzione. A stabilirlo è il primo rapporto sulla sua sicurezza scritto per il rinnovo dell’autorizzazione dell’Unione europea. A realizzarlo, le autorità di Francia, Olanda, Svezia e Ungheria. Con questo documento di circa 11 mila pagine si dice che il glifosato ha i requisiti per essere ri-autorizzato in Europa, ma che sono necessarie ulteriori analisi del suo impatto sulla biodiversità. L’ultima parola, però, spetta all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e all’Agenzia europea dei chimici (Echa): a settembre ci sarà una consultazione on line. Raccolti i commenti, Echa e Efsa stileranno le loro conclusioni, attese rispettivamente in maggio e giugno 2022. Sarà quindi la Commissione europea a dover preparare una proposta legislativa sulla base dei pareri scientifici, e che sarà presentata ai Paesi membri. In Europa la situazione è particolarmente articolata.

In Francia il presidente Emmanuel Macron nel 2017 promise di vietarlo entro 3 anni. Quest’anno, invece, ha introdotto incentivi agli agricoltori per dimezzarne l’uso entro il 2022.

In Austria il Parlamento aveva detto «sì» a un divieto. Poi la svolta e si sono rimangiati tutto.

E in Italia?

C’è il divieto del suo uso nelle zone frequentate come i parchi e i campi sportivi, ma anche nei campi per consentire una maturazione e una raccolta più veloce.

«L’Italia che può contare sull’agricoltura più green in Europa deve porsi all’avanguardia nelle politiche di sicurezza alimentare nell’Unione Europea e fare in modo – avverte la Coldiretti – che le misure precauzionali introdotte a livello nazionale riguardino coerentemente anche l’ingresso in Italia di prodotti stranieri come il grano proveniente da Stati Uniti e Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato proprio nella fase di preraccolta secondo modalità vietate in Italia dove la maturazione avviene grazie al sole».

Secondo Confagricoltura, invece, le valutazioni devono essere ispirate dal massimo rigore scientifico.

«Siamo solo al primo passaggio di una lunga e accurata procedura che si concluderà l’anno prossimo – dichiara il suo presidente Massimiliano Giansanti – confidiamo che il prosieguo delle valutazioni, fino alla decisione finale sia esclusivamente ispirato dal massimo rigore per la piena tutela di tutte le parti in causa, a partire dai consumatori».

Il presidente Giansanti fa comunque notare che gli agricoltori italiani fanno un ricorso limitato al glifosato, utilizzato solo nelle fasi di presemina.

«Al di là di quelle che saranno le scelte della Ue – conclude – la transizione ecologica impone la diffusione di processi produttivi più sostenibili e una minore pressione sulle risorse naturali».

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