Il fuoco incrociato dei costi sull’industria ceramica

«Per la ceramica faentina è un momento molto complesso e l’industria, in particolare, sta ricevendo una mazzata imponente». Il sindaco di Faenza Massimo Isola non usa mezzi termini e il patron del colosso faentino Gigacer e numero uno di Confindustria ceramica, Giovanni Savorani, rincara la dose: «è questione di settimane – dice –, ma se non cambia nulla, qualcosa comincerà a saltare». Parole che suonano tanto come una sentenza, e non certo di assoluzione. «Se il Governo e l’Europa pensano di poter fare a meno del manifatturiero – sbotta – lo dicano e basta». È trascorsa appena una settimana da quando Savorani, in qualità di rappresentante della ceramica italiana, è andato a Bruxelles con una delegazione italo-spagnola, nel tentativo di perorare la causa di un settore che oggi più che mai è al centro di un fuoco incrociato, chiedendo che potesse essere ammesso alla compensazione dei costi indiretti del sistema Ets. Una settimana, però, non è bastata a spegnere la delusione del presidente di Confindustria per il diniego ricevuto dalla Direzione generale dell’Ue per la concorrenza.

Dopo aver letto la lettera firmata a quattro mani da Savorani, Nomdedeu di Ascer e i presidenti della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e della Generalitat Valenciana, la commissione ha infatti risposto con un secco no. A Bruxelles non vogliono nemmeno sentir parlare di proposte alternative nella corsa al conseguimento degli obiettivi per il taglio delle emissioni di CO2 (è previsto il meno 55% entro il 2030 e il raggiungimento della neutralità carbonica al 2050); e le strade per i settori maggiormente energivori, come appunto la ceramica, rimangono quindi solo due: l’acquisto di Ets, il cui valore negli ultimi due anni è però salito alle stelle, con il prezzo della CO2 cresciuto dai 24 euro per tonnellata di inizio 2020 agli attuali 85 euro, o l’investimento in risorse e strumentazioni meno impattanti. «Il problema – spiega Savorani – è che non ci sono più risorse per fare investimenti. Quelle a disposizione sono state drenate dall’aumento esorbitante dei costi del gas, cresciuto del 500%».

Fuoco incrociato

A “sparare” nella direzione della ceramica romagnola (esattamente come per il distretto di Sassuolo) sono, quindi, gli aumenti in contemporanea di tutti i prezzi, dalle materie prime a quelle per l’energia, e la transizione verde che, «seppur fondamentale e sacrosanta» ci tiene a precisare il fondatore di Gigacer, lascerebbe troppi pochi margini di manovra alle industrie energivore per la riconversione. Per rimanere dentro i limiti, quasi fosse un cane che si morde la coda, la ceramica industriale oggi deve per forza fare ricorso agli Ets, andando così a compensare le maggiori emissioni. Con i prezzi alle stelle e una speculazione ormai evidente, tuttavia, quello che era nato come uno strumento per traghettare le imprese verso un sempre maggiore rispetto per l’ambiente si sta trasformando nell’ennesima voce di costo. La sola strada in mano agli imprenditori, in questo momento, rimane quella di compensare parte dei maggiori costi con l’aumento dei prezzi ai clienti finali, «ma per fare un catalogo nuovo occorrono almeno tre mesi – interviene il presidente di Confindustria ceramica –, mentre le bollette, invece, arrivano tutti i mesi».

Italia e Spagna, in ogni caso, sono unite nella battaglia, senza alcuna voglia di arrendersi. «E continueremo a portare avanti le nostre richieste – conclude Giovanni Savorani – fino a quando qualcuno deciderà finalmente di ascoltarci. Anche perché, sia chiaro, che questi problemi non coinvolgono solo l’industria, ma anche gli artigiani».

Rapporto Faenza-Spagna

Quando si parla di ceramica romagnola, bisogna ricordarlo, esistono due grandi mondi: quello industriale delle piastrelle, con il distretto composto da Faenza-Castel Bolognese-Imola, e quello dell’artigianato faentino, fatto di un nutrito numero di partite iva, circa una sessantina, che lavorano sul segmento artistico. Mondi differenti, come si diceva, ma con gli stessi identici problemi. «Il made in Italy – assicura il sindaco Massimo Isola – sta vivendo una situazione positiva, ma la questione energetica ha oggi un impatto senza precedenti. La ceramica ha bisogno di forni, che a loro volto hanno bisogno di tantissima energia».

Se l’unione fa la forza, ecco allora che gli anni di rapporti con la Spagna possono tornare oggi utili. «Il rapporto tra Faenza e la Spagna è totale ormai da anni» e, nel panorama europeo, a livello artistico sono le due realtà di maggior prestigio. Non a caso alla guida dell’AEuCC (il Gruppo europeo di cooperazione territoriale “Città della ceramica) ci sono uno spagnolo, il presidente Xavier Morant, e un faentino, il vicepresidente Massimo Isola.

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