In un lungo comunicato il Forlì tornato sul caso-biglietti della gara di mercoledì scorso: “Il Forlì F.C. prende una decisa posizione su quanto successo nella gara di mercoledì 7 ottobre 2020 durante la gara Forlì-Seravezza Pozzi. Siamo una società in cui lavorano professionisti, attenti e aggiornati sulle situazioni che riguardano la prima squadra e noi tutti eravamo a conoscenza del Decreto Ministeriale che imponeva di giocare a porte chiuse alle società di serie D. Abbiamo scelto di nostra iniziativa di aprire le porte del “Morgagni” per sollevare il problema che riguarda il calcio dilettantistico e per il grande rispetto verso i nostri abbonati con la speranza che qualcuno ai piani alti si occupasse di noi. Dal 27 settembre, data di inizio campionato, sono diverse le società sparse sul territorio regionale e nazionale che hanno aperto le porte dei propri impianti senza ricevere alcuna sanzione e questo è assurdo. Ad oggi ci troviamo spaesati e non tutelati, gli incassi derivanti dagli abbonamenti, dalle singole gare e dalla visibilità degli sponsor sono vitali per le società non professioniste e questo disinteressamento da parte degli organi competenti è inaccettabile. Pretendiamo rispetto e uniformità, pretendiamo di avere il diritto di aprire i nostri stadi rispettando tutte le normative anti contagio, o di avere gratuitamente i diritti televisivi delle gare per poterle trasmettere ai nostri abbonati. Vogliamo un trattamento da professionisti, essendo il nostro, un campionato Nazionale che coinvolge il movimento calcistico più numeroso in Italia. In queste ore stiamo lavorando, unitamente alle altre società del territorio per fare valere i nostri diritti
esigendo chiarezza e rispetto per il lavoro e gli impegni economici che ogni società mette annualmente.
Mercoledì al “Morgagni” è andata in scena una bella partita in cui la nostra organizzazione, ben strutturata
si è dimostrata efficiente e sicura nei confronti di tutti i presenti, trasgredendo alla regola abbiamo dimostrato che la serie D può sostenere concretamente le “porte aperte”.

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