Il fenicottero di Cervia: rosa shocking e monogamo

Tra maggio e settembre a Cervia il colore della stagione è il rosa.

Non solamente perché gli effetti del sole che rosseggia al tramonto colorano di suggestive sfumature il paesaggio, non solo per il carotenoide contenuto nelle alghe, che colora di rosa le saline, ma anche perché in quei mesi gli specchi d’acqua sono affollati dai numerosissimi esemplari di fenicottero, che nel passaggio migratorio fra Africa e Europa hanno scelto di eleggere la Romagna a uno dei luoghi prediletti per la nidificazione.

Il fenicottero maggiore (Phoenicopterus roseus) affascina per le sue grandi dimensioni (arriva in media a un’altezza fra il metro e il metro e mezzo, con apertura alare di quasi due metri e mezzo e un peso fra i due e i quattro chili), ma soprattutto per il suo piumaggio rosato, con spruzzi di rosso sulle ali. Anche il becco è rosa e le zampe, con i piedi palmati, virano addirittura al fucsia. La posa più abituale per questi uccelli è quella in bilico su una zampa sola, forse per limitare la dispersione di calore mentre sono con le zampe a mollo nelle acque spesso fredde, o per limitare lo sforzo muscolare quando rimangono ritti a lungo.

Abituati a vivere in grandi colonie che contano migliaia di individui, i fenicotteri si fanno notare soprattutto nel periodo degli accoppiamenti, quando si radunano in piccoli gruppi che si muovono in complesse coreografie rituali sincronizzate, accompagnate da versi e vocalizzi: un vero spettacolo della natura. La vanità è anche funzionale in questa specie: durante la stagione in cui i fenicotteri maschi cercano di rendersi più attraenti per garantirsi il successo riproduttivo attirando l’attenzione delle femmine, il piumaggio viene reso più colorato, lucido e folto tramite delle secrezioni dell’uropigio, la ghiandola che serve a produrre la sostanza che impermeabilizza il piumaggio, ma che, a causa della sua forte componente di carotenoidi, fornisce anche una sorta di coloritura rosea naturale per la toletta dei fenicotteri alla ricerca della compagna per metter su famiglia. E ne avrà di occasioni per farsi bello, nei suoi circa 40 anni di esistenza (questa la vita media di un fenicottero in natura, che in cattività può arrivare anche alle sei decadi) ma non per questo farà il Don Giovanni della laguna. Perlopiù monogami, questi uccelli hanno una vocazione per l’accudimento dei piccoli condiviso fra maschio e femmina. Solitamente, è la femmina a scegliere il luogo più adatto per costruire il nido, ma poi la coppia lo difende congiuntamente e, quando nascono i piccoli, entrambi i genitori li nutrono con il latte del gozzo, anche questo di colore rosaceo perché influenzato dall’alimentazione dei fenicotteri. Uccelli onnivori, si nutrono di larve di insetti, alghe, molluschi e crostacei.

Soprattutto questi ultimi e, in particolare, l’Artemia salina, un crostaceo ricco di betacarotene, conferiscono al piumaggio del fenicottero il loro caratteristico colore. Un’esistenza tranquilla, quella di questi bellissimi animali, che in natura hanno pochi predatori da temere: il pericolo più grande per loro, però, viene dagli umani che con la caccia e soprattutto con l’inquinamento delle acque minacciano seriamente l’habitat dei fenicotteri, mettendo a rischio anche questi campioni della fantasia della natura.

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