Il Fellini di Deflorian e Tagliarin al Santarcangelo Festival

Sono coppia artistica dal 2008. Daria Deflorian e Antonio Tagliarini – due volte vincitori ai Premi Ubu e di recente ai Premi Hystrio per la drammaturgia –tornano nel programma di Santarcangelo Festival (8-18 luglio) con Sovrimpressioni (giovedì 8 luglio ore 19.30 e 21.30, alla Sala Pamphili del Teatro degli Atti di Rimini, repliche fino all’11 luglio). Dopo averli apprezzati in Ce ne andiamo per non darvi altre preoccupazioni (a Santarcangelo 2015) e in Scavi (2019), lavoro collaterale allo spettacolo Quasi niente (2018) ispirato al film Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni, una nuova occasione per il pubblico romagnolo per entrare nel loro universo creativo, fatto di rigore, scavo appunto, riflessione, parola, autenticità.

Amano, i due registi e performer, condividere i frutti del proprio lavoro non solo nella forma classica del teatro-palcoscenico, ma anche nelle dimensioni performative più “aperte”, come quella di Santarcangelo festival, sin dalle proprie origini in sin(en)ergia con il pubblico e con gli spazi non convenzionali. E così eccoli a presentare quest’anno con Sovrimpressioni – titolo che viene da una poesia di Andrea Zanzotto – una delle tre “articolazioni” di cui si compone il progetto che li vede per la prima volta alle prese con il cinema e la poetica di Federico Fellini. A partire dal film Ginger e Fred, la celebre pellicola del 1986 con la coppia di attori Giulietta Masina e Marcello Mastroianni che tornarono dopo tanti anni, e questa volta insieme, a lavorare con il regista riminese.

«Come abbiamo già fatto con altri nostri progetti – spiegano – attorno ad uno stesso oggetto di studio prepariamo più di un lavoro». Oltre a Sovrimpressioni, c’è «in fase di creazione anche lo spettacolo che debutterà in prima nazionale al Teatro Argentina di Roma il 12 ottobre». Avrà per titolo Avremo ancora l’occasione di ballare insieme, rielaborazione di una battuta della Masina in Ginger e Fred. Per la prima volta, ci sarà poi anche un film documentario (la regia è di Jacopo Quadri) che darà ulteriore forma al progetto.

«Non si tratta di un making off – precisa Antonio Tagliarini – quanto di un oggetto con una propria autonomia. Jacopo ha seguito le tappe del nostro progetto, tra vita, accadimenti privati e lavorativi, fino alla sala prove di entrambi gli spettacoli». Siamo qui per provare, il titolo del doc, è anch’esso frutto/materiale/elemento estratto dal “pentolone” del mago Fellini: una battuta del finale di Prova d’orchestra (1979).

Perché Fellini e perché in particolare il film “Ginger e Fred”?

«Difficile sintetizzare qualcosa che ha tante radici – risponde Deflorian – . Sicuramente è nato dal desiderio di tornare a immettere la danza, il ballare, dentro la scena: il nostro incontro iniziale è stato su Pina Bausch (Rewind, omaggio a Cafè Müller di Pina Bausch, ndr), l’amore di Antonio, la sua origine. Poi c’è stato il fatto che da un po’ stiamo osservando da vari punti di vista la questione del passare del tempo, il guardare la vita da là, dall’invecchiamento. È come se in maniera omeopatica anticipiamo il nostro futuro, la messa in scena ci permette di giocare. “Io pensavo che invecchiare sarebbe successo solo agli altri” aveva detto Fellini, e questo è stato anche un pensiero di Antonio. Poi di lì sono nate tante sintonie con le figure di Amelia e Pippo, che poi rimandano alla coppia Fred Astaire e Ginger Rogers, e ragionamenti sull’arte…».

Tagliarini: «Sicuramente c’è anche il fatto che in Ginger e Fred si parla di una coppia, di artisti non all’apice del loro successo. C’era da un po’ di tempo un desiderio di riguardarci, guardare l’uno con l’altro cosa siamo diventati, cosa siamo stati, cosa saremo. Stiamo insieme artisticamente ormai da 13 anni. Il tema della coppia ci permette di interrogarci su cos’è il due, l’essere in due, cosa vuol dire ballare in due, quanto sia difficile dialogare veramente…».

Cosa vedremo in “Sovrimpressioni”?

Deflorian: «Saremo solo io e Antonio in scena, per esplorare questo pensiero, cosa siamo stati, cosa diventeremo.. Dopo Reality (2012) e dopo Cose (2011), non siamo più stati da soli in scena e quindi Sovrimpressioni nasce da questo desiderio di essere noi due e di ripresentarci al pubblico».

Tagliarini: «Ci sarà un lungo tavolo e io e Daria ai due estremi. In mezzo uno specchio. Ci sarà un’azione concreta, in cui ci prepariamo a fare Amelia e Pippo, i protagonisti di Ginger e Fred, nella scena del ballo. Ci trucchiamo per invecchiarci».

Deflorian: «Ma cosa succede nella realtà dei fatti? Tu parti per diventare un altro ma mentre tu ti trasformi precipiti ancora di più dentro te stesso. Nel truccarci, il trucco ci porta profondamente a noi. Ci trucchiamo per essere quello che siamo. Il finto per vedere la realtà».

Molto felliniano…

Deflorian: «Infatti. La lingua felliniana ci attrae moltissimo, là dove il piano della realtà è sostenuto fortemente da un piano onirico, magico, fantastico».

E comunque il vostro è un modo di prendere Fellini e di farlo proprio.

Tagliarini: «Noi facciamo sempre così. Prendiamo delle opere poi ce ne allontaniamo per trovare noi stessi dentro quel bandolo».

Deflorian: «Ad un certo punto ci siamo anche chiesti se stavamo facendo Ginger e Fred o 8 ½. Ci siamo rivisti tutti i film di Fellini. Siamo stati abitati. Dopo il lavoro su Antonioni ero talmente innamorata di Monica Vitti da avere fatto fatica con il personaggio della Masina. Ma quando ho rivisto La strada l’ho guardato con occhi nuovi, mi è parso di vederci il tema dell’arte, di cos’è la vocazione artistica, il fiorire dell’atto artistico dentro una persona che grazie a quell’afflato può essere speciale, anche se non è speciale».

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