Il fascino del Carpegna, la salita amata dal grande Marco Pantani

“Il Carpegna mi basta”, era solito ripetere Marco Pantani, che considerava la montagna di casa la migliore palestra per arrivare pronto ai grandi appuntamenti. E se era sufficiente per lui, figurarsi per i cicloamatori che, di solito, hanno la possibilità di imitare le gesta del Pirata in occasione della gran fondo Ride di Riccione, di cui il Carpegna rappresenta il piatto forte, con tanto di cronoscalata e apposita classifica ad affiancare quella generale. Covid 19 permettendo, la manifestazione dovrebbe svolgersi il 6 giugno, tuttavia, gli appassionati delle due ruote possono cimentarsi in ogni momento sulle sue strade. Come riferimento, si può prendere il percorso lungo della gran fondo del 2019, ultima edizione disputata, coi suoi 140 km, da Riccione a Riccione, e oltre 3.000 m di dislivello. Se la Carpegna è la salita di maggior richiamo, non mancano altre difficoltà altimetriche, in primis la scalata di Montegiardino, dopo i primi 15 km pianeggianti, senza tralasciare il nervoso finale fra Mondaino, Sanludecio e Misano Monte.

Il percorso

Itinerario: Riccione – Monte Giardino – Monte Cerignone – Carpegna (Cippo) – Lunano – Mercatale – San Giorgio – Mondaino – Saludecio – Morciano – San Clemente – Misano Monte – Riccione. Distanza: 140 km

Durata: 05:13 (alla media dei 27 km/h, cicloamatore mediamente allenato)

Salita: 2.205 m

Discesa: 2.220 m

Partenza, quindi, dal lungomare di Riccione, all’altezza di viale Ceccarini, per far rotta verso l’entroterra, prima attraverso la città e la zona industriale, con traffico sostenuto, poi in aperta campagna. Lasciato l’Adriatico alle spalle, si imbocca, infatti, viale Emilia sino a incrociare la statale 16 che alla seconda rotonda si abbandona per svoltare in via Veneto. In località Case del Molino si gira a destra in via Coriano (strada provinciale 21), quindi a sinistra in via San Salvatore continuando poi su via Montescudo (strada provinciale 41). Si attraversa Ospedaletto e si percorre via parco del Marano, ricalcando il tratto iniziale della cronoscalata Riccione-San Marino del Giro d’Italia 2019, vinta dallo sloveno Primoz Roglic.

La pianura finisce a Faetano quando si entra nel territorio della Repubblica di San Marino e si attacca Monte Giardino, prima asperità di giornata coi suoi 5,2 Km e pendenza media del 7%. Il segmento più duro è quello iniziale: le pendenze arrivano in doppia cifra, e un lungo rettilineo mette a dura prova i muscoli. Successivamente, il livello di difficoltà diminuisce, anche se non mancano altri strappi impegnativi, con punte del 10%. Si procede sempre allo scoperto, con davanti San Marino e le sue tre rocche. A Fiorentino, la strada torna a spianare, con falsi piani e contropendenze. La tappa del Giro, a questo punto, proseguiva a destra, verso San Marino, mentre nell’itinerario proposto si tiene a sinistra, in direzione Montelicciano e Mercatino Conca, lungo la Strada Provinciale 2. Si continua a percorrere quest’ultima risalendo il fondovalle sino a Monte Cerignone, superato il quale il percorso alterna salite e discese, col panorama che si apre sulla Carpegna, sul Sasso Simone e Simoncello. Prima di Ponte Capuccini, si lascia la Strada Provinciale 2 per la Strada Provinciale 6, fino a Carpegna, dove inizia la salita al Cippo, 6 km di pura fatica, in cui si respira la leggenda di Marco Pantani, che proprio qui ha costruito alcuni dei suoi più grandi successi. I dati, d’altra parte, sono eloquenti: la pendenza media è pari al 10,2% mentre la massima tocca quota 18%, per un dislivello complessivo di 624 m. La scalata è scandita da cartelli tematici che segnalano pendenza e lunghezza di ogni tratto, nonché dai ricordi di Marco Pantani e delle imprese di Eddy Merckx ai Giri del ’73 e del ’74: gigantografie delle pagine della Gazzetta, scritte sull’asfalto, installazioni sui muretti. Da dentro il paese, si svolta a destra e si imbocca uno stretto stradello che punta subito all’insù: nei primi 2 km, infatti, occorre superare un dislivello di 290 m, con pendenza media del 13%, un’impennata al 18% come biglietto da visita e un’altra al 14,7% poco prima della conclusione del primo chilometro. L’unico sollievo è rappresentato da qualche tornante, che consente di tirare brevemente il fiato. Il più suggestivo è il sesto, da cui lo sguardo può spingersi sino alla costa. In corrispondenza del Cippo – dove è stato eretto il monumento a Marco Pantani e si trovano un’area pic-nic, il rifugio della Forestale, un campeggio e una fontanella in cui rifornirsi d’acqua – la strada spiana leggermente (6,8%), tuttavia, la tregua è brevissima. Dopo la sbarra (spesso chiusa) che blocca l’accesso alle automobili, infatti, la pendenza torna a mordere, aggirandosi tra il 10-13%, anche se qualche tratto all’8-9% permette di respirare un po’.

Dal 4,5 al 5,5 km si viaggia costantemente in doppia cifra, ma è l’ultima fatica, visto che gli ultimi 500 sono in calando, dal 7% al 5%. A questo punto, si esce dal fitto bosco (prima pineta, poi faggi) che ha segnato tutta la scalata. Dalla cima (1.351 m) dove troneggia la gigantografia di Pantani, in 5 km si scende al passo Cantoniera, e di qui, in poco meno di 5 km, si fa ritorno a Carpegna. Raggiunto il paese, si tiene a destra imboccando la Strada Provinciale 18 (Mutino) che conduce a Lunano, dove si prende la Strada Provinciale 3 (Foglianese) e la si segue sino a San Giorgio, scendendo lungo la valle del fiume Foglia. Al termine di questi 40 km, estremamente scorrevoli, si entra nell’ultima parte dell’itinerario, molto movimentata. A San Giorgio, infatti, si lascia la valle del fiume Foglia e si prende la Strada Provinciale 64 risalendo, in circa 6 km, verso il borgo medioevale di Mondaino, ascesa non particolarmente impegnativa, con l’ultimo tratto caratterizzato da mangia e bevi. Si scende brevemente e si risale subito a Sanludecio lungo la strada Provinciale 17 per ridiscendere a Morciano e imboccare la Strada provinciale 18 verso San Clemente. La strada torna all’insù puntando verso Misano Monte (Strada Provinciale 82) quindi alterna continui saliscendi fino a Scacciano con l’ultima picchiata verso Riccione. I chilometri finali sono in pianura: si attraversa l’abitato e si raggiunge di nuovo il lungomare, ricongiungendosi al punto di partenza.

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