Black dick: organo genitale o pistola? Il doppio senso di un poster fa discutere a Bagnacavallo

L’immagine di una pistola “fallata” affissa ai muri della piazza, in pratica la caricatura concettuale di un organo genitale maschile nero, sta facendo discutere Bagnacavallo. Se non altro perché proprio sopra ai manifesti funebri e sui tabelloni nelle adiacenze delle scuole materne. Ad essere sotto accusa è la provocatoria grafica di Black Dick, uno spettacolo che andrà in scena giovedì al teatro Goldoni.

Si tratta di un ricercato lavoro scritto e interpretato da Alessandro Berti, che ripercorre la storia dell’uso del corpo del nero da parte della società bianca europea e americana, dalle colonie ai trionfi nello sport, dallo schiavismo ai linciaggi, dalla musica alla pornografia. Lo fa virando continuamente tra la conferenza, la confessione, la stand up comedy, la narrazione sarcastica e il concerto.

Anche la grafica è stata disegnata da Berti, ispirandosi allo stile iconografico anni ’70 e aggiungendoci un po’ di provocazione. «Non ci vedo nessuno scandalo – spiega l’autore – è semplicemente la rappresentazione della denuncia sociale del mio spettacolo, che si concentra soprattutto sul mondo afroamericano».

Il Comune minimizza

Anche l’Amministrazione minimizza, non trovando irriverente l’immagine in quel contesto. «La cultura ha non soltanto la facoltà ma il dovere di interrogarsi in autonomia sulle tematiche della contemporaneità – spiega la sindaca di Bagnacavallo Eleonora Proni – come quelle dell’oggettificazione del corpo e degli stereotipi sociali e di genere. Non è la prima volta che il mondo dell’arte ritrae figure genitali con lo scopo di puntare l’attenzione su una critica sociale, e riteniamo che la volgarità non risieda nell’immagine ma nella funzione alla quale eventualmente è associata».

La sindaca continua sottolineando che «volgare è la strumentalizzazione del corpo, maschile o femminile che sia, a fini commerciali che nulla ha a che fare con la riflessione artistica su contenuti e problematiche reali. Lasciando da parte sterili polemiche, informandosi sui contenuti e magari assistendo allo spettacolo si scoprirebbero le connessioni profonde fra l’immagine proposta e la riflessione di carattere sociale che ha lo scopo di decostruire, con ironia e provocazione, uno stereotipo del maschio nero americano».

Titolo in inglese

Tuttavia qualcuno si domanda cosa sarebbe successo se invece dei soliti nomi inglesi si fosse scritto il titolo in italiano? Apriti cielo. Dimenticandosi però che la lingua inglese è conosciuta da molti. Senza parlare del clamore e della rivolta che probabilmente avrebbe scatenato un qualcosa di simile legato al mondo femminile. Certamente un poster pubblicitario deve catturare l’attenzione e far parlare di sé.

«Quei manifesti sono fuori luogo – obietta il consigliere comunale della Lega Denny Medri –. Nessun dubbio sulla libertà all’arte e alla cultura, ma anche libertà di criticare quando si rischia di trascendere nel trash. Come il manifesto di dubbio gusto che reclamizza quello spettacolo, affisso sul muro di un edificio religioso, per giunta sopra ai manifesti funebri. Ricordo che avevamo già segnalato che quella parete non era adeguata per la promozione dell’agenda teatrale, proprio perché sopra ai nomi dei defunti, i quali meriterebbero un po’ più di rispetto».

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