Il dolore pelvico: un male poco conosciuto e molto invalidante

La sensazione tipica è quella di tanti spilli che pungono la pelle, di una coltellata, di un martello che picchia, oppure di un fuoco che brucia dentro: sono queste alcune delle sensazioni riferite dalle donne che soffrono di dolore pelvico. «Il dolore pelvico è una delle principali cause di disabilità nel sesso femminile – spiega il dottor Massimo Innamorato, Direttore dell’Unità Operativa di Terapia Antalgica dell’Ausl Romagna -. Si tratta di una patologia poco conosciuta, anche se in Italia ne soffre 1 donna su 4».

Può essere molto debilitante: «É in grado di limitare anche le più semplici attività quotidiane. Secondo un’indagine promossa da Onda su un campione di 600 donne dai 18 ai 50 anni, sembrerebbe che impatti fortemente sin dall’inizio su molteplici dimensioni della vita quotidiana, sull’umore (48%) e sull’intimità di coppia (48%). È considerato quindi come qualcosa d’invadente, che genera nervosismo, che intacca la felicità della donna, che la fa sentire a disagio, stanca e depressa. Nonostante questo la donna spesso tarda ad andare dal medico.

All’interno dell’HUB Ravennate, nell’ambito di un ambulatorio “specifico” dove sono inviati pazienti con patologie complesse da tutta l’AUSL Romagnola e non solo, le pazienti con dolore pelvico “DP” rappresentano circa il 5-8% dell’intera casistica».

Ogni struttura dell’addome e/o delle pelvi potrebbe avere un ruolo nell’eziologia del DP. «Sia il sistema nervoso centrale e periferico che vari muscoli della parete addominale, del pavimento pelvico, gli ureteri, la vescica, il tratto gastrointestinale, l’apparato riproduttivo possono essere implicati nell’insorgenza del dolore. Talvolta è dovuto a un’interazione complessa che avviene tra organi riproduttivi, il tratto urinario e il colon: parliamo di iperalgesia viscero-viscerale».

Generalmente le sindromi dolorose croniche sono più comuni fra le donne. «Lamentano maggiormente il dolore e ricorrono più frequentemente alle cure sanitarie rispetto agli uomini. Hanno anche una maggiore incidenza di sindromi dolorose croniche. È probabile che gli estrogeni giochino un effetto patogenetico sul sistema nervoso centrale e periferico».

Certamente i fattori psicologici e comportamentali contribuiscono all’esperienza dolorosa. «La prevalenza della depressione maggiore è elevata fra i pazienti con dolore cronico e si aggira tra il 30 e il 54% in confronto al 5-17% della popolazione generale. Non è chiaro se la relazione dolore-depressione sia correlata a una specifica diagnosi di dolore o se sia correlata maggiormente alla presenza di una malattia cronica in generale, in quanto un’elevata incidenza di depressione si accompagna a condizioni estremamente compromesse».

Di solito l’esame è di tipo clinico. «È indispensabile un approccio multidisciplinare, con ginecoloco-proctologo e terapista antalgico per giungere alla diagnosi e al trattamento con il più alto livello di successo. Ècomune vedere in ambulatorio pazienti colpiti da dolore pelvico con apparentemente lieve disabilità, contrariamente a quanto accade a pazienti con dolore acuto: un’attenzione maggiore andrebbe indirizzata all’analisi della postura, dell’andatura, delle smorfie facciali e all’atteggiamento generale. Il dolore in questa regione, in assenza di modificazioni organiche, è spesso il risultato di dolore in sede vulvare e si associa spesso in donne con dolore pelvico».

Anche l’approccio terapeutico è particolarmente complesso. «Alcune terapie riabilitative specifiche (con terapisti specificamente “formati”) possono essere efficaci in caso di iperattività del pavimento pelvico quando il dolore cronico ha una significativa componente miofasciale. Anche alcune modificazioni della dieta possono contribuire alla terapia di base.

L’iniziale terapia analgesica varia da un approccio iniziale con paracetamolo o antiinfiammatori non steroidei sino all’uso di oppiacei deboli e, in caso di dolore persistente, ad oppiacei maggiori, cannabinoidi, sedativi e anticonvulsivanti (adiuvanti come i gabapentinoidi). In un approccio multimodale, tra le varie possibilità terapeutiche proposte, vi sono procedure infiltrative radioguidate con farmaci anestetici e cortisonici».

Importante possibilità offerta alle pazienti dell’AUSL Romagna presso il centro HUB di Ravenna è la stimolazione sacrale: si tratta di una tecnica innovativa che ha avuto importante evoluzione e risultati sorprendenti soprattutto negli ultimi 5 anni. L’utilizzo di questa terapia ha dimostrato buoni risultati nel dolore pelvico, nella stipsi cronica refrattaria a terapia conservativa e nella vescica neurologica. Si basa sul posizionamento per via percutanea di un piccolo catetere (elettrodo) nel forame sacrale di S3, capace di erogare una piccola somministrazione elettrica tramite una batteria (elettrostimolatore) collocato in una tasca sottocutanea nella regione sovraglutea. Tutto viene impiantato sottocute, non risultando visibile dall’esterno. Tramite un telecomando portatile, il paziente potrà gestire in autonomia i programmi di stimolazione. La terapia neuromodulativa sacrale permette un miglioramento delle contrazioni degli sfinteri, una maggiore percezione del contenuto dell’ampolla rettale, e di conseguenza, un miglioramento dell’incontinenza, e del dolore della paziente. Negli ultimi 7 anni nell’HUB Ravennate sono stati impiantati circa 100 stimolatori sacrali con risultati superiori al 70%, non solo per quanto riguarda il miglioramento del grado di dolore dei pazienti, ma anche e soprattutto sulla funzionalità e miglioramento della qualità della vita».

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