Al centro il direttore dell'Ausl Rossi, fra il coordinatore infermieristico Cavini e il primario dell'emergenza Ferrari Foto MMPH

IMOLA. «Questa esperienza ci ha insegnato che non basta far crescere l’economia perché tutto vada bene. Va sostenuta la salute, il benessere fra gli uomini e le altre entità viventi intorno a lui, perché la salute è come una linfa vitale che tiene insieme i vari sistemi: la natura, l’ambiente, gli animali, gli uomini stessi». Parole del dottor Andrea Rossi, direttore dell’Azienda Usl di Imola, intervenuto agli “Incontri virtuali” organizzati dal centro studi Alcide De Gasperi del Circondario di Imola.
Rossi, prima di ripercorrere le tappe fin della guerra alla pandemia, ha voluto sottolineare il sostegno dato dalla comunità sociale all’Azienda «con contributi importanti di solidarietà e di volontarietà».
Il direttore ha quindi sottolineato come fondamentale per il contenimento della pandemia, siano stati i «10 giorni di ritardo» tempistica che ha «consentito di organizzarci con soluzioni poi adottate anche a livello regionale». Così come è stato determinante «aver chiuso Medicina, aver deciso di andare noi a casa di chi aveva la febbre». Rossi ha quindi spiegato che «aver isolato gli ammalati non nelle proprie case ma in una struttura alberghiera a spese dell’azienda» abbia «consentito di rallentare il contagio (a Imola è sotto l’1%)».
Ovviamente è stato tutto «rimodulato e riorganizzato l’attività ospedaliera e degli operatori, riservando due piani dell’ospedale ai malati Covid e accettando la disponibilità
totale del personale a fare di tutto». Determinante anche il ruolo delle donazioni, grazie a cui «siamo riusciti a potenziare il reparto di rianimazione». Operazioni che «consentiranno di ripartire prima, ma solo il vaccino risolverà ogni problema.

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