Il covid è mutato in Romagna. Isolata la “variante di Bagnacavallo”

L’hanno ribattezzata “Variante di Bagnacavallo”, evidentemente perché isolata dal tampone di un paziente lì residente. A scoprirla sono stati gli scienziati del laboratorio dell’Ausl di Pievesestina di Cesena guidati dal dottor Vittorio Sambri che ha spiegato come non sia comunque un elemento di preoccupazione nell’affrontare l’emergenza covid. Secondo quanto raccontato dal direttore nella serata di martedì al Tg3 regionale, «la presenza di queste varianti dimostra che non si debba mai abbassare la guardia e cercare tutte le varianti possibili».

L’interesse scientifico

Quella che è stata chiamata “Variante di Bagnacavallo” ha sostanzialmente le stesse caratteristiche di quella inglese con alcune piccole variazioni del dna. La mutazione del gene che presenta è innocua dal punto di vista medico e non deve trarre in allarme. «La variante inglese è ormai prevalente – ha spiegato Sambri ai microfoni del tg – quindi è normale che sia essa a mutare. Non essendo mai stato trovato questo tipo di variante, dal punto di vista virologico un po’ di interesse ce l’ha ma da quello pratico è semplicemente una conferma del fatto che bisogna continuare a guardarci affinché la rincorsa al virus venga vinta da noi». Sulla variante romagnola sono efficaci i vaccini, esattamente come per quella inglese.

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