Il corso preparto per riscoprire la saggezza del corpo

Un sapere antico, uno moderno e uno collegato alla conoscenza del sé: sono questi alcuni degli argomenti cardini del corso preparto che Natalia Correa, educatrice prenatale e neonatale, e Valentina Castellari, ostetrica, conducono sul territorio faentino: «È scientificamente provato che le donne che si preparano al parto hanno meno paura, sviluppano una maggiore fiducia in sé stesse e hanno dei parti meno medicalizzati» spiega l’educatrice.

Il parto rappresenta un punto di passaggio forte e unidirezionale per una donna, che va affrontato mettendo in campo tutte le proprie risorse: «Ciò che trasmettiamo è un sapere antico – continua Correa – collegato al proprio istinto, in cui si riconosce la capacità del corpo di agire. Esso sa che cosa fare anche quando noi non lo sappiamo. Questa saggezza del corpo a volte si perde per strada ed è importante ritrovarla e riconnettersi con essa prima di un evento così intenso».

Il sapere moderno è, invece, legato alla conoscenza delle procedure e del contesto in cui si vive: «Sapere come funzionano gli ospedali o le strutture in cui si pensa di partorire, sapere che cosa ci aspetta e quali sono le opzioni possibili è molto importante per una donna che sta per diventare mamma. Sapere quali domande fare in determinate situazioni, per diventare così parte attiva del processo, è fondamentale per vivere questa esperienza unica in maniera il più possibile positiva. Durante gli incontri cerchiamo di fornire tutte le informazioni sul percorso che stanno per intraprendere».

Esistono, infatti, varie opzioni di parto: «Molte non sanno ad esempio che si può partorire anche a casa con l’assistenza di due ostetriche, oppure si può fare il travaglio a casa e poi recarsi in ospedale poco prima del momento dell’espulsione».

Il terzo sapere ha una radice più intima, personale: «Saper riconoscere i propri bisogni, le proprie paure, tutto ciò che deriva dai legami culturali transgenerazionali tramandati da donna a donna è molto importante per poter affrontare il parto in maniera consapevole. Se, per esempio, le altre donne della famiglia hanno tutte partorito con un cesareo, sarà probabile che la futura partoriente sarà indirizzata verso questo tipo di scelta; se il racconto del parto è stato narrato come un atto doloroso e/o spaventoso, è probabile che questo messaggio sarà tramandato da generazione in generazione, assimilando idee, paure ed esperienze non proprie. Andare in fondo nella conoscenza di sé stesse e ritrovare un atteggiamento scevro da condizionamenti esterni, può essere molto utile per affrontare la nascita in maniera più serena».

I 10 incontri da 2 ore ciascuno sono rivolti non solo alla donna, ma a entrambi i futuri genitori, e sono calendarizzati 5 prima del parto e 5 subito dopo: «La vera sfida inizia con la nascita del bambino, il parto, in un modo o nell’altro, lo attraversano tutte. Una volta a casa, molte donne non sanno come fare, seguono consigli che a volte risultano assurdi, come “non prendere in braccio il bambino, che lo vizi”, ma non sanno che esiste un disegno originario umano, di tipo filogenetico, che contrappone a ciò che dice la “cultura” un sentire istintivo e primordiale. La separazione precoce del bambino è un concetto acquisito. Ma i miti vanno demistificati: nessun bambino chiede qualcosa di cui non ha bisogno. Siamo noi a essere “sfiduciati” nei confronti dei bambini piccoli».

Tanti anche i consigli pratici: «Tentiamo di dare anche un sostegno emozionale e pragmatico. Compatibilmente con la situazione (Covid permettendo) assistiamo le donne anche durante il parto, grazie a una relazione di fiducia che si è creata precedentemente. Conosciamo i suoi punti deboli e i punti di forza; le paure e i fantasmi che potrebbero comparire nel momento clou. Ciò che facciamo è dare sostegno emotivo, ma anche un sostegno pratico suggerendo posizioni ed esercizi di respirazione (imparati precedentemente)».

Una volta a casa è tanto ciò che può fare il papà: «Parliamo molto anche della figura paterna e del supporto che può dare per far sì che si crei quel rapporto fusionale tra madre e bambino, appena usciti dall’ospedale. Un compagno dovrebbe sostenere la donna, la creazione di questa relazione, agevolando il momento dell’allattamento, e facendo sì che la famiglia abbia lo spazio e il tempo giusti per adattarsi al nuovo arrivo, e crescere insieme».

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