Sciolta la compagnia dialettale “de’ Bòsch”. Dopo 48 anni di spassose recitazioni, il gruppo cessa la propria attività teatrale in dialetto. Purtroppo il Covid-19 ha fatto morire in anticipo un gruppo eccellente, formato da sei elementi, oggi tutti in pensione, che oltre a fare gli attori hanno svolto altre attività: Leo Bartolini maestro ceramista, Leonarda Baldacci infermiera, Luigi Vernocchi detto “Gigetto” dipendente, Pier Paolo Golinucci detto “Veloce” dipendente, Riccardo Pascucci artigiano delle tele stampate, Luisa Valentina insegnante.

Nati per gioco, presso la parrocchia di Gambettola, dove a poco più di 18 anni erano catechisti e facevano sketch per divertire i bambini della dottrina, hanno poi preso il largo e segnato un’epoca. Spesso in giro, sono stati anche ospiti in tv locali e video amatoriali hanno immortalato la loro capacità di improvvisazione nelle farse in dialetto.

Amici e risate

«Abbiamo tutti circa 65 anni – afferma Leo Bartolini – a parte “Veloce”, che ne ha qualcuno in più, e mia moglie Leonarda, che ne ha qualcuno in meno. Frequentavamo tutti la parrocchia di Gambettola ed eravamo amici d’infanzia. Le scenette sono nate quasi per caso. Poi ci siamo lanciati e abbiamo girato in lungo e in largo la Romagna. Negli anni del boom facevamo anche 90 serate in un anno. Siamo stati chiamati nelle feste di paese e in ogni occasione dove c’era da valorizzare il dialetto o bisogno di sana allegria. Cominciavamo a ridere tra di noi quando ci ritrovavamo prima della partenza e continuavamo a scherzare fino al ritorno a Gambettola, all’una di notte passata. Abbiamo inventato 13 farse che ci siamo cuciti addosso, in base alle nostre esperienze lavorative e alle nostre caratteristiche. Ma dopo l’ultimo spettacolo ante Covid abbiamo deciso di non riprendere, nonostante le richieste ancora fiocchino. Per esempio, ci volevano alla festa dello sport a San Vittore e in altri feste a Cesenatico. Abbiamo il magone, ma non ce la siamo sentita di adeguarci alle nuove normative».

Il colpo di grazia del Covid

Riccardo Pascucci confida che «è stata una decisione sofferta, ma alcuni di noi erano un po’ stanchi e avevamo già valutato questa ipotesi l’anno scorso. Poi avevamo però deciso assieme di arrivare almeno al 2022 per celebrare in bellezza il 50°. Invece, dopo questa pandemia e le nuove normative stringenti, alcuni hanno deciso di smettere da subito. A me rimane un grande ricordo di un’avventura durata quasi mezzo secolo e sento già la nostalgia per un gruppo di amici che si divertivano divertendo il pubblico».

La sindaca: «Un’ultima volta»

La sindaca Letizia Bisacchi non ha dubbi: «Hanno segnato un’epoca, divulgando il dialetto e l’allegria dei romagnoli e portando anche il nome storico di Gambettola in giro per la Romagna. Stiamo pensando di consegnare loro un riconoscimento pubblico e magari di poter risentire alcune delle loro battute per un’ultima volta».

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De Bosch

Teatro dialettale

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