Il Consiglio di Stato respinge il ricorso dell'Unione sul Rio Salso

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese confermando la sentenza con la quale il Tar aveva dato ragione ad Agrovetur srl, la società che gestiva (e ha ripreso a gestire) l’azienda faunistico venatoria di Rio Salso.

L’Unione Forlivese come capofila, in collaborazione con l’Unione Valle del Savio, gestisce i beni demaniali regionali dell’Appennino forlivese e cesenate. A fine 2019 aveva deliberato il diniego al rinnovo di due distinte concessioni per l’utilizzo delle aree dell’azienda faunistico venatoria. Il successivo ricorso al Tar di Agrovetur è stato accolto con sentenza pubblicata verso la metà del 2021 e così l’Unione ha dovuto disporre il rinnovo, avvenuto dopo quasi due anni di “ingiustificato” diniego. Nel frattempo l’Unione del Forlivese ha disposto il ricorso al Consiglio di Stato, respinto con sentenza pubblicata il 25 marzo.

«Essere dovuti arrivare a questo punto comunque dispiace - commenta l’amministratore di Agrovetur Marco Franolich -. Si poteva arrivare ad accordi. Adesso tutto è stato chiarito, c’è una sentenza definitiva». Certo è che con la mancata gestione del territorio, fa notare Franolich, al di là dei mancati introiti per l’azienda faunistico-venatoria, si è creata una situazione di degrado. «La riserva c’è, abbiamo cacciato tutto l’inverno – continua il gestore – ma questa situazione ha ingenerato inconsapevolezza; tutti si sentono autorizzati a far di tutto. Non ho avuto piacere di ripristinare la vigilanza. E comunque nei due anni passati è mancata la cura dei fossi, delle sorgenti, lo sfalcio dell’erba».

Difficile capire cosa potrà succedere ora. Agrovetur potrebbe legittimamente vantare un “danno” conseguente a un ingiustificato mancato rinnovo? Potrebbe ancora essere interessata a qualche progetto di utilizzo dell’area da concordare con le amministrazioni, se sarà possibile? «Dovrebbe essere per tutti molto meglio un utilizzo, con progetti gestiti e controllati - spiega Franolich -, piuttosto che una situazione anarchica. Se c’è qualche possibilità di accordo, col tempo necessario per definire i progetti e cercare le risorse noi siamo disponibili. Con l’amministrazione comunale di Bagno di Romagna alla fine una soluzione l’abbiamo sempre trovata».

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