Il conflitto in chiave ambientalista: l’emergenza del Donbass

Il conflitto in Ucraina mette a rischio la sostenibilità del pianeta. E non è solo una questione di approvvigionamento energetico, con il gas che manca in Europa e una guerra che si sta conducendo non solo con le armi che massacrano le popolazioni ma anche con la finanza che, a cascata, ha effetti sulle comunità e sui consumi. L’Ucraina è un Paese che da tempo vive in emergenza ambientale, e non solo per il disastro di Chernobyl del 1986. Le miniere abbandonate che si trovano nell’Est del Paese, in quella che ora è l’autoproclamata Repubblica del Donbass, si stanno riempiendo d’acqua. Alcune immagini satellitari hanno infatti dimostrato questo fenomeno nella miniera di Yunkom, che nel 1979 fu al centro di un test nucleare sotterraneo dell’ex Urss. Una prova di cui ancora se ne pagano le conseguenze. Nel 2017 fu l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa a sottolineare questa minaccia ambientale per tutta l’area. La destabilizzazione della miniera, con le inondazioni non controllate, possono infatti rilasciare acque contaminate dalle radiazioni direttamente nella falda freatica. Fu Ostap Semerak, all’epoca ministro ucraino all’Ecologia, a parlare di una seconda Chernobyl per i danni che ne deriverebbero. In sostanza, un dramma (quello dei guai collegati alla sostenibilità) sul dramma del conflitto che ha sconquassato l’Europa dopo decenni di pace.

Il Donbass è nota per essere una delle più grandi regioni minerarie del mondo. Secondo il Bullettin of the Atomic Scientists lì ci sono circa 900 miniere tra attive e inattive e che sono profonde più o meno 700 metri. Impianti che comunque hanno bisogno di una necessaria manutenzione, visto che devono essere pompate regolarmente prima che le acque sotterranee le inondino. In 35 di queste, mappate nel 2016, il pompaggio è stato interrotto. In questo modo le acque alluvionali possono dissolvere metalli pesanti e contaminare le falde. Un’analisi del Ministero dell’Ecologia di Kiev aveva notato, prima dell’inizio della guerra, 4.240 siti pericolosi per l’ambiente, tra rischi biologici, perdite di metano, radiazioni.

Dunque, a mettere paura non c’è solo la tanto temuta catastrofe nucleare che potrebbe essere causata in una delle centrali che ora alimentano l’Ucraina. Sono quindici i reattori che portano energia all’intero Paese, che si alimenta al 50% con il nucleare.

I numeri sono impressionanti. Basta pensare a Zaporizhzhia, occupata dalle forze armate di Mosca, che con 6 reattori e 6 Megawatt è la più grande d’Europa e una delle sei maggiori al mondo.

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