Il comandante della Vespucci: “Vicini alla gente”

Una signora di 90 anni che ancora fa girare la testa quando passa, se fosse visibile in strada e non in mezzo al mare. L’Amerigo Vespucci, perla della Marina Militare italiana, nave scuola per l’addestramento degli allievi ufficiali, festeggia l’importante traguardo in questo 2021, ricordando il varo avvenuto il 22 febbraio 1931 a Castellammare di Stabia. Al comando della “nave più bella del mondo”, appellativo guadagnato già nel 1962 dopo l’incontro nel Mediterraneo con la portaerei statunitense USS Independence che dopo aver chiesto al veliero di identificarsi tramite il segnalatore luminoso, alla risposta “Nave scuola Amerigo Vespucci, Marina Militare Italiana”, rispose proprio con questa frase, c’è dal 2019 il Capitano di Vascello Gianfranco Bacchi, forlivese.

Comandante, dove siete in questo momento?

«Siamo ormeggiati a La Spezia, dopo le manutenzioni invernali, pronti per ripartire, tra maggio e giugno, con la campagna addestrativa. Naturalmente dovremo capire in base al protocollo sanitario se potremo fermarci e fare delle soste per le visite oppure se resteremo in mare».

Che 2020 è stato per l’Amerigo Vespucci?

«Inaspettato. Siamo stati travolti anche noi da questa tragedia del Covid e abbiamo dovuto riconfigurare la nostra attività. Avremmo dovuto fare il giro del mondo per 18 mesi, ne abbiamo approfittato per fare formazione. Purtroppo è mancata la parte di relazioni e di rappresentanza, non potendo fermarci o ricevere visitatori».

L’Amerigo Vespucci non ha fatto mancare la sua vicinanza alla popolazione.

«Questa cosa la possiamo leggere come l’esigenza della popolazione di aggregarsi intorno ad un simbolo, come può essere il Tricolore o l’inno nazionale. La nostra campagna incentrata sul passaggio lungo le coste italiane è stata apprezzata dalla gente, che ci vede come un simbolo dell’Italia nel mondo».

Nel 2021 si celebrano i 90 anni.

«Saremmo dovuti essere dall’altro capo del mondo, invece, il fatto di essere in Italia ci permette di essere più visibili e dare risalto all’eco del compleanno. Siamo la nave più anziana della Marina. Arrivare a 90 anni non è facile perché sulle altre navi della Marina si rincorre l’innovazione, hanno altre configurazioni, con grandi tecnologie che vanno sempre migliorate. Il Vespucci si deve conservare, essere sempre lo stesso. Sappiamo quando è nato, ma non quando finirà, anzi non deve avere una fine».

Conservarla come è stata costruita non sarà facile.

«Da una parte è complesso perché si mantiene tutto originale, dall’altra è facile perché la vita dell’equipaggio è scandita da lavori che vanno eseguiti tutti i giorni. Ognuno ha chiaro i suoi compiti, non può esserci alcuna superficialità. Gli anziani non sopporterebbero neo imbarcati che non contribuiscono con altrettanta passione della loro».

Basti pensare alle vele.

«Parliamo di 3mila metri quadrati, ce ne sono 28 a bordo. Sono realizzate in modo molto complesso, sono delle opere d’arte. Le aziende che vincono i bandi per la fornitura devono venire nelle velerie della Marina per imparare come si creano».

Dal punto di vista umano è stato difficile vivere a bordo lontano dai vostri affetti in un anno così segnato dal Covid?

«Facciamo una professione non facile, viviamo in mare e quindi siamo soggetti a restrizioni normalmente. Certo dall’altra parte del mondo avrei dovuto gestire la lontananza da casa e le preoccupazioni per le famiglie in Italia. Ma lo facciamo con passione e sacrificio. Non ho fatto niente di nuovo».

Il 22 agosto 2020 siete entrati nel canale navigabile di Taranto con le vele aperte, operazione riuscita solo un’altra volta nella storia con l’ammiraglio Straulino, 55 anni fa. Emozionante?

«Il coronamento di un sogno, una cosa alla quale avevo sempre pensato, ma non credevo si potesse avverare. Quando ci è stato dato il permesso di realizzare questo progetto ci siamo preparati bene, non abbiamo fatto un’impresa, ma un lavoro di squadra per condurre questa navigazione in sicurezza. Un’operazione che di solito il Codice della navigazione vieta, ma che è stata una bella pagina di arte marinaresca. Eravamo tutti concentrati. Per me è stata un’emozione da togliere il fiato».

Anche il Festival di Sanremo vi ha omaggiato con l’inno nazionale suonato dalla banda musicale della Marina Militare.

«Una bella operazione dell’Ufficio comunicazione della Marina e della Rai. In questo periodo è cruciale per tutti riconoscere ed enfatizzare i valori e solidarietà».

Comandante, si è appena conclusa l’America’s Cup con Luna Rossa, l’avete seguita?

«Certo, perché la vela è una passione, anche se in Italia, pur con 8mila chilometri di coste, non siamo un paese di velisti. Non è stata una delusione, ma un grande successo, perché abbiamo conteso la Coppa ad un paese come la Nuova Zelanda dove vela e rugby sono sport nazionali. E’ inutile parlare di errori, sono giudizi sommari tipici di un paese dove siamo tutti allenatori della nazionale di calcio».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui