Il cibo hawaiano sbarca a Forlì e cerca personale

Hanno 25 anni e un’idea che dal 2019 li sospinge in giro per l’Italia. Sono partiti due anni fa da Jesolo e ieri sono approdati in Corso della Repubblica con il loro 19esimo punto vendita di “Pokescuse”, «la pokeria», come i ragazzi spiegano chiamarsi questo genere di attività, che serve riso, pesce crudo, soia, frutta e verdura all’interno di ciotole. Nicolò Zuanon e Cristopher Clementi, entrambi 25enni originari di Padova, spiegano trattarsi di «una derivazione di cibo hawaiano, importato anni fa in California e da lì poi diffuso in tutto il mondo». Di per sé, quella delle poke non è una novità assoluta in Romagna: in altre città, come Rimini, hanno già aperto altri ristoranti ispirati alla stessa filosofia. A Forlì, però, «come a sua volta in Veneto», spiegano i due imprenditori, «siamo stati i primi».

Perché Forlì

«Abbiamo scelto di investire su Forlì perché è una città universitaria – chiariscono i soci della start up innovativa – perché ci sono già piattaforme di delivery attive, è sopra i 100mila abitanti, e perché fino a oggi, appunto, non c’era alcuna pokeria». Le mire espansionistiche dei veneti non si fermano però alla città mercuriale. «Abbiamo in progetto, già confermata, l’apertura a Rimini e a Cesena, oltre che in altre città come Verona, Venezia, Genova, Pesaro, Torino e Mantova».

Noi siamo diversi

La differenza rispetto alle altre pokerie che propongono cibo hawaiano sta nel modo di presentarsi al cliente. «Gli altri locali di questo tipo sono dipinti con colori tenui e fantasie floreali, rimandano al concetto delle Hawaii in quanto ad atmosfera e suggestioni. Invece nei nostri ristoranti l’unica cosa di hawaiano che c’è è il cibo». Le tipiche tonalità del rosa o dell’azzurro sono state sostituite dal nero e dai colori scuri, «siamo molto street – dicono Clementi e Zuanon – è un format molto più aggressivo, e ci proponiamo verso un pubblico più eterogeneo». La clientela della pokerie, a detta degli imprenditori, è rappresentata in gran parte da donne e ragazze, «attratte oltre che dal cibo, che come il sushi è più “femminile”, proprio dal format proposto. Qui non è così». Un’altra differenza, è che «noi serviamo anche la philadelphia insieme alla poke, oltre alla nostra specialità: straccetti di soia grigliati che abbiamo solo noi», assicurano, precisando che pesce, frutta e verdura sono acquistati sui mercati locali. Quello che manca ora è il personale, «soprattutto area manager, che facciano da collante tra i punti vendita e la casa madre».

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