Il Cesena, le buche di Olbia e la buca di Santoni

Chi ha detto che la strada di un bel campionato è lastricata anche da brutte partite? Boh, qualcuno dovrà averlo pur detto e il Cesena questo principio lo ha applicato, resistendo ad una gara dove il fattore campo non era un modo di dire. Pattinare sul fango mascherato di verde di Olbia è stato uno sport diverso dagli altri, contro un avversario limitato ma duro da masticare.

Martedì c’è la Lucchese e in difesa il Cesena ci arriva nelle condizioni peggiori possibili: senza l’amministratore delegato Prestia e il direttore di reparto Ciofi. A proposito di Ciofi, l’impressione è che con Toscano in panca e Prestia al fianco, abbia fatto il salto che gli mancava per essere come minimo un giocatore da B. Ovvero: si è incattivito. L’ex Primavera che chiedeva permesso anche per respirare ora abbina tigna a tecnica, secondo il percorso che a suo tempo fece svoltare Daniele Ficagna al fianco di Marco Zaninelli. Martedì sera in difesa ci sarà per forza qualcosa da inventarsi, come fece Nicola Santoni a Livorno tanti anni fa. Qualcuno se lo ricorda? Prima di incappare in una brutta avventura di partite combinate per amicizie sbagliate, l’inizio carriera di Nicola Santoni in porta prometteva davvero tanto, perché sopra quel fisicone c’era la testa brillante di un ragazzo sempre pronto alla battuta e con guizzi insospettabili.

Storia di un Livorno-Cesena del 6 gennaio 2002 in C1: a metà primo tempo, un arbitro emergente (Romeo di Verona) fischia un rigore molto dubbio per il Livorno. Quelli del Cesena circondano tutti l’arbitro, tranne Santoni, che invece si arrabbia, sacramenta, parla da solo e scalcia di rabbia a vuoto con quei coscioni che fanno paura. Cioè, scalcia a vuoto ma non troppo, visto che spelacchia l’erba dell’area una, due, tre, quattro volte. Il deputato a calciare il rigore è il capitano del Livorno Igor Protti, un antico pirata che scopre subito l’inghippo.

“Oh, Santoni, cos’è, fai il furbo?”

“Perché?”.

“Chi pensi di prendere in giro? Stai scavando la buca”.

“Chi, io?”

A quel punto il gregge in maglia bianca del Cesena che circondava l’arbitro si trasforma in un’unica mandria bianca e amaranto che ondeggia a suon di spintoni in un garrulo tutti contro tutti, mentre il pubblico dello stadio intona giulivo il classico coro “Uc-ci-dia-mo-li”.

Cosa stava facendo Santoni? Fingendo la rabbia per un rigore contro, stava provando il trucco ideato da Riccardo Maspero in un derby Juventus-Torino 3-3, quando il granata Maspero si inventò la tecnica della talpa, scavando una buca sul dischetto durante le proteste dei compagni con l’arbitro Borriello. Così quando lo juventino Marcelo Salas detto il Matador andò a calciare, da Matador si trasformò in Zapador e a causa della buca calciò il pallone alto verso l’iperspazio.

Al contrario, quel giorno a Livorno Igor Protti confermò nuovamente di non essere l’ultimo dei pataca: una volta scoperto il portiere-talpa, ricompose il dischetto ferito con la dovizia di un botanico e calciò il rigore gonfiando la rete, facendolo rumorosamente notare a Santoni. Poi in qualche modo pareggiò Cesari e il Cesena di Cuttone tornò a casa con un meritato puntaccio, anche se a Santoni era andata buca. Nicola era uno talmente simpatico che conquistava tutti, compresa una sala stampa con giornalisti gioviali il giusto come quelli di Livorno. Sala interviste di quel dopo-partita: aspettano tutti fumanti Santoni al varco e Santoni arriva. Domanda del capo-popolo dei giornalisti di casa.

“Oh Santoni, ma è vero che ha provato a scavare la buca sul dischetto?”.

“Beh, sì dai. Oh ragazzi, di là c’era Protti”.

Finì tutto in risate e in cavalleria. A Livorno col Cesena non succedeva quasi mai.

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