Il Cesena, i gol di Corazza e la Ferrari di Mudingayi

Ci sono forti indizi che Toscano abbia iniziato a vincere la partita di ieri con larghissimo anticipo, scegliendo il turnover per la coppa Italia. La penitenza è stata una sconfitta di metà settimana, dolorosa come il cambio degli armadi di questi giorni, quando la moglie ricorda al marito che si veste come un barbone. Però alla fine si valica anche il cambio degli armadi e con il vestito del campionato il Cesena ha macinato un eccellente avversario. Il Gubbio non era mica primo in classifica perché ha fatto la fila alle poste e ha preso il timbro: fino a ieri mattina viaggiava a 2 punti a partita e in trasferta aveva già vinto 4 volte, subendo solo 2 gol. Ieri però ha sbattuto contro una squadra che una volta trovata la gamba giusta, ha piena consapevolezza dei propri mezzi. Le uscite iniziali con la spia della riserva accesa dopo un’ora hanno lasciato il posto a secondi tempi all’assalto, sulle ali di un centrocampo che per dinamismo non c’entra nulla con gli attori di un anno fa, quando il povero Steffè tirava il carro per ravvivare il mesto pascolo di Rigoni, Missiroli e Ardizzone.

Il Cesena ora governa la partita e sa domarla se si imbizzarrisce: ieri ad un certo punto è stata battaglia, quelli di Toscano l’hanno accettata e si sono messi a randellare come e più degli altri, ma in dieci è rimasto il Gubbio. C’è un gruppo che mena con criterio e che in Simone Corazza ha trovato il Simone Motta 2.0, quel tipo di punta che segna i gol dell’1-0 e mette in moto una Ferrari che sembra la Ferrari quando vinceva. A proposito di Ferrari, un appassionato del genere era Gaby Mudingayi, l’ultimo straniero acquistato dall’Ac Cesena in Serie A. Anche all’epoca c’era un centrocampo triste, ammorbato dalla trasparenza di Zé Eduardo e con un Carbonero frenato da un dietista da querela (a pranzo spezzava grissini e pane in mezzo agli spaghetti). Così, nel febbraio del 2015, l’ultima carta da giocare sul mercato degli svincolati fu Mudingayi, che arrivò in Romagna a 33 anni fiero di una carriera più che dignitosa in A e col sedere appoggiato su una fiammante Ferrari nera di cui andava orgoglioso, con Beppe De Feudis che ricorda ancora l’ebbrezza di un giro di prova che gli fu concesso nel parcheggio dello stadio.

 Arrivato con le scorie di mille battaglie a minare un fisico da fare paura, Mudingayi qui fece pochino, condizionato da una schiena che era da gestire con cura e una volta venne rimproverato dal medico alla vigilia di un Napoli-Cesena. “All’inizio della settimana doveva tornare a casa a Roma e gli avevo detto: ‘Mudy, non usare la Ferrari, sulla E 45 ti dà troppe sollecitazioni alla schiena’. Lui l’ha usata lo stesso e infatti si è bloccato”. Ora, la cosa curiosa è che il dottore lo disse a fine allenamento nel parcheggio di Villa Silvia a un paio di giornalisti e le sue parole vennero ascoltate anche da un manipolo di tifosi a ridosso del cancello di ingresso. E tra i tifosi partì spontaneo il dibattito.

“Io lo so bene che fa male alla schiena, infatti la Ferrari non la uso quasi mai”.

“Io mai sulla E 45: si sa che la Ferrari sul Verghereto perde molto in uscita in curva”.

“La Ferrari al massimo io la uso sui Mandrioli quando vado a funghi”.

“Io l’ho rivenduta subito, non ci stava il portabici”.

“Alla Ferrari ci avevo pensato, ero andato in concessionaria a dare un’occhiata ma non mi hanno convinto e ho preso la Zafira a metano”.

 Giusto per la cronaca, sette giorni prima il Cesena aveva perso 2-3 in casa contro il Sassuolo retrocedendo matematicamente in B con tre gare d’anticipo. Quella che avete appena letto fu la contestazione a Villa Silvia.

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