Il Cesena ha i giovani forti? La storia dice che aiutano a vincere

A conti fatti, il dialogo di inizio estate tra Massimo Agostini e Domenico Toscano deve essere andato più o meno così.

Agostini: “I presidenti del Cesena vogliono vincere il campionato”.

Toscano: “Mi piace come idea. Voi mi date garanzie di fare una squadra per vincere?”.

Agostini: “Certo che sì”.

I giocatori arrivati fin qui hanno detto che il Cesena sta costruendo un’impalcatura di squadra degna per provarci davvero. Ora sta per iniziare l’ultima volata di mercato, una volata fatta di ritocchi per difesa e centrocampo, mentre in attacco serve anche la bistecca, non solo il contorno.

Come si muoverà il Cesena? Negli ultimi giorni di mercato, un allenatore a cui è stato chiesto di vincere il campionato sottolineerà una volta di più che servono giocatori pronti per vincere il suddetto campionato, ricordando ai dirigenti le parole date a suo tempo. Si parlerà molto di budget, di investimenti e di confronto con le rivali, con Entella e Reggiana che sulla carta hanno qualcosa in più.   

Poi però c’è il ritiro che ha ribadito che il Cesena ha giovani interessanti, giovani che nell’amichevole col Venezia hanno dimostrato di non essere lì per caso, con tutte le cautele tipiche del calcio d’agosto. Cosa ci ricordano gli occhi accesi e le gambe toniche di Tomas Lepri, Tommaso Berti, Matteo Francesconi, Cristian e Stiven Shpendi? Ci ricordano che la storia del Cesena è fatta di stimoli e senso di appartenenza, un’appartenenza che non costruisci con le storie sui social, ma con il percorso di ragazzi che vogliono diventare giocatori qui e poi va a finire che ci riescono.

 Il grado di ambizione di una squadra non si misura solo col numero di acquisti, ma anche dal livello di fame di chi scende in campo: per questi ragazzi il Cesena è un’occasione unica, per i giocatori acquistati da fuori il Cesena è un’occasione come tante, perché sono già adulti e professionisti e nella testa di un adulto professionista funziona così.

Immaginiamoci un cambio dalla panchina al 70’ della ripresa: un Berti o uno Shpendi che entra negli ultimi 20 minuti è pronto a morire ogni minuto in campo. Un senior 30enne magari entra e per prima cosa pensa ai 70 minuti che ha passato in panchina. Se il ritiro ha davvero detto che gli Shpendi sono bravi e Lepri arriva prima sulla palla, perché mai devono essere la sesta punta o l’ottavo difensore? Ormai dovremmo averlo capito, ma a volte giova ricordarlo: più che la distinzione tra giocatori giovani e giocatori esperti, conta quella tra giocatori forti e giocatori scarsi. Il Cesena ha in rosa dei giovani forti usciti dal suo vivaio? Buon segno: li ha avuti come protagonisti tutte le volte che ha vinto un campionato.

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