Il caso delle trivelle in Adriatico. Il ministro Cingolani: “Le autorizzazioni c’erano già”

 “Quelle trivelle erano già lì e le vongole erano offese già da tempo”. Roberto Cingolani, ministro per la Transizione ecologica, lo dice su SkyTg24, commentando le polemiche nate dopo l’ok a prospezioni per la ricerca di idrocarburi in Adriatico. “C’erano Valutazioni di impatto ambientale per riprendere le operazioni”, spiega Cingolani, “erano state completate da tempo e io le ho trovate”. Ciò detto “non posso fare operazioni non corrette, se un atto è pronto devo andare avanti o commetto omissione di atti d’ufficio”, precisa il ministro. Insomma, “ho preso atto che c’era delle “Via” completate e non c’era ragione di tenerle nel cassetto”, ribadisce il titolare del Mite. Si tratta “soprattutto di ricerca”, precisa Cingolani, “era roba che c’era già da molto tempo prima, non c’è nessuna trivella nuova”, quindi “non ho accettato nessuna nuova autorizzazone, ho mandato avanti autorizzazioni che erano nel cassetto da anni e io sono per la decarbonizzazione”.

Posso capire che ci sia disagio sul territorio ma sono cose che non ho fatto io – ribadisce Cingolani – c’è una programmazione, qualcuno non l’ha fatta quando doveva, ma non è colpa mia”. Ora, quindi “aspettiamo la programmazione sulle trivellazioni, alla quale stiamo lavorando pancia a terra”, per avere il “Pitesai”, il Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee, “entro settembre”. Dice il ministro. Rispetto alle critiche degli ambientalisti: “ho parlato con Legambiente, Greenpeace e WWF”, spiega il titolare del Mite, e “fanno bene a vigilare, ma noi abbiamo lavorato solo 11 settimane, abbiamo fatto del nostro meglio, e si può migliorare”, ma “taglierei le polemiche inaccettabili come le trivelle di gas ovunque o il nucleare in ogni giardino con i gatti a tre teste. I nomi vanno usati e le cose vanno spiegate per non fare falsa informazione”.

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