Il Caravaggio ritrovato da Massimo Pulini

Un’opera che ieri (giovedì 8 aprile) stava per essere venduta all’asta a Madrid per la somma di 1.500 euro è in realtà un capolavoro di Caravaggio e nello specifico l’autentico “Ecce Homo”.

Massimo Pulini, artista, studioso, storico dell’arte cesenate ed ex assessore alla Cultura del Comune di Rimini, lo sa dal 24 marzo, cioè dal momento in cui ha posato lo sguardo sull’immagine che gli è stata mandata da uno tra i sessanta antiquari che abitualmente si confrontano con lui per avere riscontri sulle opere ritrovate.

Finora ha mantenuto il riserbo, aspettando le sorti dell’asta spagnola, ma nel frattempo ha continuato a studiare il caso e a redigere un saggio estremamente dettagliato con citazioni antiche e analisi.

Ora che il dipinto è stato ritirato dalla vendita ne ha potuto rivelare la vera identità uscendo sulla rivista online About art.

Pulini, com’è avvenuto il riconoscimento della mano di Michelangelo Merisi?

«Quando un’opera viene messa all’asta finisce nel catalogo (che ora viene realizzato prevalentemente online), quindi credo che il quadro non potesse passare inosservato e che, insieme a me, siano stati tanti a sognare – racconta lo storico –. Appena l’antiquario mi ha mandato la fotografia per chiedermi un parere, ho sobbalzato e nel giro di un minuto gli ho risposto senza dubbi che si trattava di un’opera di Caravaggio. Mi sono subito attivato per studiarlo a fondo, con la collaborazione di antiquari che si sono recati sul posto e abbiamo prontamente consegnato il mio saggio a Madrid. L’opera è di proprietà di tre fratelli costretti a dividersi l’eredità, i quali hanno deciso di metterla in vendita a un prezzo piuttosto basso, probabilmente perché uno di loro l’avrebbe ricomprata volentieri (pur non sapendo ancora quale tesoro si celasse attorno a quel dipinto). A giudicare dalla partecipazione prevista all’asta, con antiquari provenienti anche da Oltreoceano, sicuramente l’opera era stata notata».

Oltre all’attribuzione all’artista, come si è arrivati a capire di quale soggetto si trattasse?

«Il dipinto con cui Caravaggio partecipò al Concorso Massimi agli inizi del Seicento è uno tra quelli più documentati della storia (con documenti, note di pagamento, eccetera) quindi – andando a studiare queste carte – si è potuto accertare fosse quello. Finora si riteneva erroneamente che l’Ecce Homo fosse quello conservato alla Galleria Civica di Palazzo Bianco di Genova, che invece va attribuito a un seguace di Caravaggio operante in Sicilia, dove il quadro è stato ritrovato insieme ad altre copie».

A quando risale l’opera?

«L’opera è sicuramente collegata alla Spagna che ora interverrà per notificarla e impedirne l’esportazione. Potrebbe essere stata realizzata nel 1606, subito dopo che Caravaggio uccise il fratello di un capitano delle guardie romane, o qualche anno dopo: monsignor Innocenzo Massimi nel 1623 venne incaricato al ruolo di nunzio apostolico in Madrid e potrebbe aver fatto da tramite alla migrazione spagnola dell’opera. Il dipinto è senz’altro spagnolo da molti secoli. Certamente sarà avviato un restauro e immagino di vederlo in futuro esposto al Museo del Prado».

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