Il Canzoniere Grecanico Salentino al Verucchio festival

Il Canzoniere Grecanico Salentino al Verucchio festival

VERUCCHIO. È un ensemble storico, il Canzoniere Grecanico Salentino, a chiudere la 35ª edizione del Verucchio music festival, questa sera, domenica 28, alle 21. Sul sagrato della chiesa Collegiata si esibisce infatti una formazione fondata quasi cinquant’anni fa, nel 1975, dalla scrittrice Rina Durante, per salvaguardare e fare conoscere la cultura di una zona dell’Italia che è la Grecìa salentina. A raccogliere quell’eredità, Mauro Durante, a cui il padre Daniele affida la guida del gruppo nel 2007.
«In nove Comuni del Salento – spiega – si parla ancora il grecanico, o grico, legato al greco di Bisanzio verso cui orbitava questa parte della Puglia. Oggi però sono rimasti pochi anziani a parlarlo, e non sono molti i giovani che lo hanno ereditato anche se ci sono alcuni che si sono appassionati alla bellezza e alla sonorità del grico. Per questo la lingua rischia di scomparire, nonostante la sua musicalità e il grande patrimonio di canti popolari di cui il Canzoniere si è fatto custode».
È un po’ il destino di altre lingue minoritarie.
«La lingua, del resto, è viva e tende a modificarsi anche secondo la sua utilità nel rispondere alle esigenze del periodo, cosa che oggi, probabilmente fanno meglio l’inglese ma anche l’italiano stesso, nonostante le operazioni di salvataggio. È quello che succede anche agli emigrati, che nel giro di due-tre generazioni perdono le parole della loro origine…».
È una constatazione molto triste.
«Ma realistica: penso anche per esempio ai canti di lavoro che scandivano il ritmo della giornata e facevano pesare meno la fatica: ora che si lavora davanti agli schermi dei computer non hanno più senso».
Ma voi portate avanti comunque da anni la vostra operazione di ricerca e salvaguardia.
«Sì, ma non per una forma malintesa di nostalgia… la lingua infatti è lo specchio di tanti caratteri del popolo che la parla, ma è anche strumento di comunicazione. E il Canzoniere nasce come una operazione fortemente politicizzata di riappropriazione delle radici, di consapevolezza della propria origine. Si coglieva l’importanza di forme espressive uniche, che segnassero una specificità contrapposta alla cultura imposta dalla società dei consumi. Anche oggi, è questo lo spirito: la ricerca delle radici e l’attenzione a quello che siamo, anche per quanto riguarda quanto esprimiamo nel nostro presente noi sette musicisti, con i testi che scriviamo e gli arrangiamenti che realizziamo».
Il che forse è ancora più importante nel mondo globalizzato.
«Sì, perché ci rende unici, portatori di una identità ben riconoscibile. La nostra non è quindi un’operazione museale, ma un motivo di aggregazione. Ne è un chiaro emblema la pizzica, una danza che supera confini di lingua e tempo, che portiamo in tutto il mondo sempre con grande successo».
Recentemente avete collaborato con Ludovico Einaudi.
«E la taranta che abbiamo scritto con lui è indicativa della nostra idea. Un suo verso dice infatti “se è taranta non mi abbandonare, se balli solo non ti puoi curare”: la vita presenta difficoltà e problemi, ma l’importante è affrontarli insieme».
Info: 0541 670222

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