“Il cane e la mia ragazza”, nuovo singolo per Braschi

SANTARCANGELO. “Il cane e la mia ragazza” è il nuovo singolo, uscito il 20 novembre, in streaming e digitale, che segna il ritorno del cantautore santarcangiolese Braschi. Un brano intimista dove il cantautore esplora la propria fragilità, in bilico tra la tristezza e la felicità, tra lo stare in equilibrio e il cadere giù.
La storia artistica di Braschi, classe 1991, si snoda tra Santarcangelo di Romagna, Milano e gli Stati Uniti. Nel maggio 2014 esce “Richmond”, il suo primo Ep registrato a Richmond in Virginia. Nel progetto è presente una collaborazione importante con i Calexico che si sono scoperti fan di Braschi dopo averne ascoltato i provini attraverso JD Foster, produttore responsabile del suono della band statunitense che ha lavorato anche con Vinicio Capossela e Marc Ribot.
Da qui hanno fatto seguito i tour, l’esperienza sul palco di Sanremo, i premi, i singoli di successo come il brano sanremese “Nel mare ci sono i coccodrilli” o “Acqua e neve”. Fino a “Il cuore degli altri”, primo singolo di un nuovo gruppo di canzoni in cui si andrà ad inserire anche “Il cane e la mia ragazza”, dopo la parentesi del singolo estivo “Buon tutto”, uscito a giugno di quest’anno. L’amore per De Gregori e De Andrè è una sorta di filo conduttore nella sua musica e in qualche modo lo definisce.
Braschi questo brano intimista, rispecchia un momento che ha vissuto ?
«Più che un’esperienza è una sorta di racconto, un po’ come parlare di un sogno. È un brano a cavallo tra onirico e realtà, dove scene di vita quotidiana si incrociano con le immagini di questo ipotetico sogno. Qua e là ho cercato di mettere un po’ di luce, anche se il risultato è quello di una scena post apocalittica. Se vuoi forse non era nemmeno il momento giusto per un brano di questo tipo. Mi sono anche interrogato se fosse il caso di far uscire una canzone del genere, in questo preciso momento storico in cui forse c’è bisogno di altro. Però credo sia importante essere sinceri. Se uno ha le tenebre nel cuore è interessante provare a raccontarle. Del resto solo attraversando il buio si riesce a ritrovare la luce».
La sincerità paga sempre?
«Una cosa che ho capito nel tempo è che, in questo mestiere, ha senso fare soltanto cose che emozionano per primi noi artisti. In questo modo soltanto puoi emozionare anche chi ti ascolta. “Il cane e la mia ragazza”, pezzo a cui tengo moltissimo, è un brano fuori moda e fuori tempo. Ma anche se non è il momento giusto per questo tipo di pezzo, mi trasmette qualcosa di forte. Ed è l’unica cosa da tenere in considerazione. Mi sono molto interrogato su questo tema. Se fare cose che possano funzionare, ma poi ho capito che non è assolutamente così, la passione per la musica ha senso solo se ci arriva qualcosa Se quando scrivi una canzone i ragionamenti sono altri, le vendite, gli ascolti ecc.. ed esulano dalle emozioni, si perde tutto il senso. Ha senso solo se sei sincero».
Come sta affrontando questo periodo storico così difficile e particolare?
«In questo momento sto cercando di far finta di niente. Dopo i primi tempi in cui non si faceva altro che parlare della situazione di emergenza sanitaria è sopraggiunto un senso di sopravvivenza. Certo è anche un periodo di riflessione e di ispirazione. Quello che ad una prima lettura era da considerarsi soltanto come un disastro, adesso può insegnarci qualcosa. Ho cercato di utilizzare questo tempo leggendo, lavorando, guardando film, cercando di inglobare un po’ di cose».
I singoli “Il cuore degli altri” e “Il cane e la mia ragazza” sono i primi due capitoli di un nuovo disco: si discosterà musicalmente da quello che ha fatto fino ad ora?
«In realtà questo è il mio primo progetto con un’idea univoca di suono e di immaginario lirico e poetico. Il precedente lavoro uscito durante la mia partecipazione a Sanremo, in realtà era una sorta di collage dei miei pezzi, dai 17 anni in America fino ai miei 24 anni, Questo è il primo album vero e proprio. Anche se iper il momento storico che stiamo attraversando e per una fase mia di vita, ha senso fare uscire una canzone alla volta».
Nel brano ripete quasi come un mantra “proteggimi da chi sto diventando”. Chi sta diventando Braschi?
«Questa frase è un po’ la chiave del pezzo. In qualche modo mi sono accorto che c’è il rischio di diventare una persona diversa da quello che immaginavo. La vita non sempre ti restituisce quello che ti aspettavi, il lavoro, ma anche le relazioni interpersonali non sempre vanno come si vorrebbe. È una sorta di preghiera, anche laica se vogliamo, in cui esorto chiunque ci sia al di sopra di tutto a vegliare su di noi. È una richiesta per me, ma anche per gli altri in questo momento storico così complesso e oscuro dove è estremamente difficile immaginare cosa succederà domani. Una preghiera affinché qualcuno ci possa dare una direzione, che alla fine diventa anche una sorta di mantra. Mi rivolgo a qualcuno perché possa avere cura degli affetti che ho attorno e di me e possa proteggimi dalla deriva».
Le sue origini sono romagnole: che traccia hanno lasciato questi luoghi su di lei e sul suo modo di fare musica?
«In realtà nella mia vita ho sempre cercato di scappare. Da quando avevo 20 anni. Prima in America poi a Roma o Milano, senza un motivo preciso. Ho faticato a sentire miei i posti in cui abitavo. Ho sempre cercato di andare altrove, non so se per essere accettato o per soddisfare la mia voglia di conoscere. Ho sempre pensato che casa fosse dove mi trovavo in un dato momento. Adesso vivo a Milano da 4 anni. Certo ogni volta che torno a Santarcangelo per me significa tornare a casa, tornare al fanciullino pascoliano, ai miei affetti, alle cose con cui sono cresciuto. Lì ci sono i ricordi della mia infanzia e credo sia giusto preservare le mie origini. Ma per quel che riguarda la musica non esiste una connessione forte con i miei luoghi . La mia musica è la somma di tutti i luoghi che ho abitato, case, città, persone».
Che cosa la aspetta musicalmente prossimamente?
«Fare progetti a lungo termine in questo momento è complesso. Al momento le mie energie sono tutte concentrate a far conoscere questo brano. Penso sia una canzone in grado di emozionare altri. L’idea è di proseguire in questa direzione, un singolo alla volta».
Oggi si ritrova esattamente nel punto in cui aveva immaginato di essere?
«Senza voler guardare il bicchiere nè mezzo pieno né mezzo vuoto, quando ti crei troppe aspettative è la volta che non arrivi dove avresti voluto. Alla soglia dei 20 anni volevo soltanto ottenere cose, non sempre riuscendo nell’intento. Adesso tendo a non farmi domande, coltivo un’ambizione sana. Semplicemente mi immagino di invecchiare scrivendo canzoni».
Anche dal punto di vista sentimentale si immagina di invecchiare con qualcuno?
«La musica è una scelta di vita che ti risucchia e le relazioni umane di qualunque tipo ne risentono. È difficile coltivarle. Involontariamente, in questo mestiere, devi essere sempre molto concentrato su di te. La musica ti dà un certo tipo di solitudine, ma nel contempo ti fa sentire anche amato Non so se è facile, forse col tempo si riesce a conciliare tutto, anche se con la musica non ci sono vie di mezzo o compromessi, c’è il bianco e c’è il nero».

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