Il calcio italiano e i giovani tagliati fuori: “Non c’è sinergia tra Federazione e club”

La crisi del calcio italiano all’interno della prima edizione del Festival della cultura sportiva. Protagonisti il presidente del settore tecnico della Figc, Demetrio Albertini, il presidente dell’associazione italiana calciatori, Umberto Calcagno e il presidente dell’associazione italiana allenatori Renzo Ulivieri. Ieri all’ex cinema Astoria si è fatto il punto della situazione sui mali che stanno affliggendo il calcio di casa nostra costretto a guardare tra poco sul divano il Mondiale in Qatar (ed è la seconda volta di fila che succede). Tutto è riconducibile al settore giovanile dove i giovani ad un certo punto non riescono a compiere l’ultimo passo, quello decisivo. Un po’ per colpa loro e un po’ per colpa dei club che si fidano più degli stranieri: «Partiamo dalla mancata qualificazione ai mondiali – attacca Albertini – tutto è passato attraverso due calci di rigore sbagliati. Per quanto riguarda i talenti, questi ci sono, non è vero che l’Italia è un paese senza talento, il problema è che i giovani giocano poco nelle squadre d’appartenenza importanti e quindi poi ciò preclude l’ingresso in nazionale».


Calcagno snocciola due dati significativi: «Quando abbiamo vinto il Mondiale in Germania nel 2006, la percentuale tra gli italiani e gli stranieri che venivano impiegati era del 70 per cento contro 30 a nostro a favore. Ora è completamente ribaltata».
Così invece Ulivieri: «Intanto non siamo al Mondiale perché noi storicamente abbiamo fatto sempre fatica a gestire il post di una vittoria, eravamo ancora in festa per gli Europei conquistati ai danni dell’Inghilterra. Per quanto riguarda i giovani è fondamentale la gestione del talento che va coltivato con tante ore di calcio, oggi i giovani si allenano poco».
E inoltre è opinione comunque che mancano le seconde squadre, solo la Juventus ne ha una, cosa che invece non succede nel resto dell’Europa almeno nei paesi che vanno per la maggiore: «Non solo – spiega Albertini – ma molti stranieri che sono venuti a giocare da noi negli ultimi anni hanno cominciato nelle seconde squadre dei loro paesi. Purtroppo manca la sinergia tra la Federazione Italiana e i club che hanno interessi diversi. E in generale oggi c’è una cultura diversa, una volta dominava la passione oggi si vuole tutto e subito. Sono preoccupato per il futuro».
Gli fa eco Calcagno: «Ai miei tempi quando facevo il raccattapalle della squadra del mio paese il mio sogno era quello di diventare titolare di quella squadra che giocava in Terza categoria, Ora invece quando si capisce che non si può arrivare a certi livelli si smette. L’ambiente famigliare aiuta poco, ci sono genitori che lasciano tutti per seguire i propri figli caricandoli di responsabilità e al di là di questo noi proveremo ad adottare in genere provvedimenti concreti ma anche la politica deve intervenire, penso al decreto crescita».

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