RIMINI. Da gangster nella Milano da bere a braccio destro di Vincenzo Muccioli a San Patrignano e infine ad autista di ambulanze, oggi a Rimini. Una ricerca di redenzione, si direbbe, non senza cadute: è la vita di Walter Delogu, padre della presentatrice Andrea che ha messo nero su bianco il suo accidentato percorso di vita, facendosi aiutare dall’avvocato e giornalista Davide Grassi, figlio dell’ex deputato del Pci, Ennio. A quattro mani, e romanzando a piene mani, i due hanno partorito il loro primo romanzo intitolato “Il braccio destro”, edito da Mursia.
Vivere l’eccesso
«Sono nato sentendo di possedere un’instancabile e impellente necessità di vivere l’eccesso, con il rifiuto della normalità. A un certo punto della mia vita tuttavia ho deciso di lasciare andare via la mia prima anima per sempre, lasciarmi il doloroso passato della comunità alle spalle; e per farlo ho dovuto tirare fuori tutto, confidarmi raccontando la storia di qualcuno che somiglia molto a chi ero io, prima di diventare una persona come le altre».
«Ho vissuto – aggiunge Delogu – sul confine invisibile che separa la vita dalla morte, senza il timore di perdere l’equilibrio e cadere. Sono caduto tante volte e altrettante mi sono rialzato. Ora quella parte della mia vita è sepolta per sempre, ma è comunque parte di me e mi ha reso l’uomo che sono oggi. Dedico questo mio romanzo alla mia famiglia e a mia figlia Andrea. È lei che prima di me in “La collina” (romanzo autobiografico anche questo, ndr) ha scoperto il potere taumaturgico della scrittura e ha iniziato a raccontarsi e raccontarmi».
«La nostra amicizia – aggiunge da parte sua Davide Grassi – è nata per caso: aveva visto la mia recensione del romanzo della figlia e mi ha chiesto di scrivere con lui il suo. Alcune vicende sono romanzate, altre più vicine alla realtà: diciamo che abbiamo reso il suo burrascoso passato più accattivante. Vicende che si ispirano a episodi della vita di Milano e di Sanpa».
Cambio di vita
«Come noto – aggiunge Grassi – Delogu è stato l’autista di Vincenzo Muccioli per tanti anni. Arrivò a Sanpa perché era tossicomane come molti altri ospiti, ma invece di rifiutare la situazione, capì che era ora di cambiare vita. Così rimase e anzi divenne una persona affidabile e fedele».
Ma poi qualcosa si ruppe, in concomitanza con l’omicidio Maranzano. Delogu fu testimone al processo contro il fondatore di Sanpa. Aveva una cassetta con la voce di Muccioli che parlava di un testimone pericoloso dell’omicidio. Muccioli ammise che per farlo tacere lo aveva pagato 150 milioni di lire. Delogu poi patteggiò una pena per estorsione.
Presa di coscienza
Ancora Grassi: «Oggi Delogu non rinnega il suo passato ma prende anche le distanze. Della parte relativa alla sua vita milanese possiamo dire che era un sanbabilino vicino alla malavita, temuto come picchiatore: una volta lui e alcuni amici andarono in un locale di comunisti a cantare inni fascisti… La sua vita era fatta di scorribande, un ragazzo irrequieto. Poi crescendo è maturato fino a oggi che guida le ambulanze. Una nemesi, una sorta di redenzione del suo passato, la voglia di rimettersi in gioco e aiutare la società, dare una mano. E il suo passato, a stretto contatto con molti giovani nella sua stessa situazione, gli è servito per comprendere quanto fosse meglio fare del bene, piuttosto che del male».

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