Il bombardamento di Lugo in un libro di Gagliardi e Ferrioli

Nell’autunno del 1944 gli Alleati iniziano a risalire l’Italia attestandosi lungo la Linea Gotica e lungo il Senio, una enorme trincea difficile da oltrepassare. I giorni passarono, arrivò la primavera, le condizioni migliorarono. Arrivò il D-Day, che potremmo italianizzare con G-Giorno. L’offensiva sulla Bassa Romagna iniziò il 9 aprile per concludersi l’11. Centinaia e centinaia di bombe d’aereo e d’artiglieria vennero sganciate su quelli ritenuti obiettivi sensibili, ancora occupati dal nemico. La resistenza era scarsa, i tedeschi da giorni avevano iniziato a ripiegare verso il Santerno, verso Bologna.

«Siamo finalmente liberi dagli invasori, ma a che prezzo!», scrive Paolo Gagliardi, curatore con Velia Ferrioli di Quel tragico 9 aprile. Il bombardamento di Lugo alla vigilia della Liberazione, recentemente edito per Tempo al Libro di Faenza con il patrocinio del Comune di Lugo.

«In un solo giorno a Lugo e frazioni (un’appendice è dedicata al cruento bombardamento di Bagnara) muoiono sotto i bombardamenti e i colpi di artiglieria ben 151 persone, per lo più donne, vecchi e bambini, il 25% delle vittime civili di tutta la guerra. Diceva Albert Einstein: “La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire”».

La pubblicazione affianca alle fonti edite ricostruzioni storiche, diari dell’epoca, foto, ricerche d’archivio e iconografiche, testimonianze di persone ancora viventi, tracciando un quadro esaustivo del “giorno più lungo” per Lugo e dintorni, rendendo concrete le dimensioni del dramma vissuto in poche giorni ormai alla vigilia della Liberazione.

Gagliardi, perché l’ha definita «una memoria senza memoria», citando la frase di Elisa Springer: «Tanto grande è il rischio di dimenticare che occorrerebbe un anniversario di Auschwitz al giorno»?

«Se una memoria non viene raccolta, se non diventa collettiva e condivisa, si disperde. Sono le piccole storie che ricostruiscono la grande storia. Gli insegnanti delle scuole superiori lughesi, ed è una grande notizia per noi, ci hanno chiesto di poter utilizzare i filmati prodotti in video in vista del 25 aprile. Si è aggiunta anche la proposta di mettere in piedi nel prossimo anno scolastico la realizzazione di filmati di testimonianze raccolte direttamente dagli studenti. Un’esperienza a tutto tondo, con l’apporto di biblioteche e archivi storici, perché gli studenti entrino a far parte di una progettualità della ricerca storica».

Cosa permette di scoprire un’analisi di fatti ed eventi compiuta attraverso molteplici chiavi di lettura ma soprattutto diari e testimonianze?

«Sottolineo soprattutto l’importanza delle varie testimonianze dirette che abbiamo raccolto. È stato un lavoro che ha affrontato diversi aspetti, dalla ricostruzione degli elenchi delle vittime civili alla narrazione di episodi drammatici come quello raccontato da Velia Ferrioli, il bombardamento avvenuto per errore da parte di un aereo alleato del rifugio situato alla fornace del Parco del Loto che fece oltre 20 vittime fra i componenti delle famiglie sfollate».

Il volume si distingue anche per la ricostruzione precisa degli eventi relativi all’attacco finale sul Senio e sul Santerno, affidata a Mauro Antonellini, conservatore del Museo Baracca. Nell’opera un ricco apparato iconografico costituito da foto d’archivio e da album di famiglia. Tra le prime si segnala un’immagine divenuta celeberrima al punto da essere considerata la foto di un abbattimento aereo più famosa del mondo. Quella del B-24L Liberator del 779° Bomber Squadron del 464° Bomber Group colpito (su Lugo) dalla contraerea che gli spezzò l’ala sinistra. L’aereo si capovolse e precipitò a Balìa nei pressi di Sesto Imolese. Degli 11 uomini dell’equipaggio si salvò solamente il navigatore.

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