Il “Blu infinito” danza al Bonci

Il San Silvestro costringe a evitare danze e abbracci; i teatri però sono aperti. Si terrà quindi l’immersione nel “blu infinito” della compagnia Evolution Dance Theater, fondata nel 2009 dall’americano Anthony Heinl con Nadessja Casavecchia. Stasera e domani alle 21 la compagnia, alla sua prima volta nel Bonci di Cesena, presenta “Blu infinito” realizzato in tempo di lockdown e giocato sul fascino dei fondali marini, sulla magia dei tesori sommersi.

Lo spettacolo si riallaccia alla modern dance giocosamente pop esplosa in Usa quarant’anni fa, ma evolve con idee tecnologicamente avanzate e invenzioni basate su effetti luminosi, dove la luce è protagonista assoluta. Rifacendosi al teatro nero, il coreografo crea illusioni ed effetti luminescenti, ombre colorate, performance acrobatiche che sfidano la gravità, utilizza strutture telescopiche e tecnologia dello schermo interattivo a led; il tutto per uno show ad alto impatto visivo sostenuto da otto eclettici interpreti di differenti peculiarità.

Nato in Ohio, Heinl (1975) vanta però avi bavaresi, contadini che a metà dell’Ottocento lasciarono il povero villaggio per emigrare negli Stati Uniti in cerca di fortuna. Anthony ha sempre sentito il richiamo dell’Europa, fino a stabilirsi in Italia dove vive dal 2006 e dove ha creato la sua compagnia.

Ci racconti qual è stato il percorso che l’ha portata a realizzare questa sua danza spettacolare.

«Sono cresciuto praticando lotta libera, nuoto, facendo musical. Ho anche intrapreso un percorso universitario in chimica e fisica, ma ho capito che non era la mia strada. Sono così passato al Boston Conservatory praticando lezioni di danza per 4 anni. Dopo la laurea ho trovato subito lavoro coi Momix e credo di essermi esibito anche a Cesena. A contatto con Momix e Moses Pendleton ho maturato la consapevolezza di poter costruire io stesso attrezzi scenografici per giochi ed effetti con la luce, maturando l’idea di dare vita a una mia compagnia».

Perché l’ha realizzata in Italia?

«Coi Momix avevo girato l’Europa e l’Italia per sei anni, continuando per un altro anno nella compagnia di Daniel Ezralow. In Italia ho anche conosciuto la danza “sospesa” di Emiliano Pellisari (riminese, ndr) con cui ho collaborato. In quelle lunghe tournée ho capito che in Europa esiste più cultura teatrale e qui mi sono fermato».

Tanti danzatori italiani volano invece all’estero per trovare lavoro.

«Vanno soprattutto nel nord Europa ma negli Stai Uniti oggi è quasi impossibile lavorare. New York era il centro della danza, oggi ha costi insostenibili; una sala prove per un mese a Roma mi costa come per un giorno a New York. Anche per questo ho capito che c’erano più possibilità in Italia. E poi le distanze; per un tour negli Usa occorre tre volte il budget europeo; Roma-Parigi è più vicina di New York-Los Angeles».

Come nascono i suoi spettacoli?

«Prima di tutto è importante per me inventare piccoli mondi in un contesto illusionistico, mi piace la magia, poi verifichiamo come funzionano i ballerini in quel contesto. In “Blu infinito” abbiamo anche una struttura gonfiabile enorme che funziona come tappeto elastico. Scelgo artisti di formazione diversa; qui abbiamo un break dancer, un semi contorsionista, chi viene dalla danza classica, chi dal contemporaneo, ginnaste. Di conseguenza attorno a un’idea sperimentiamo più possibilità per realizzarla perché gli approcci sono molteplici. I nostri effetti tecnologici sono potenti, efficaci, ma nascono da un lavoro creativo e artigianale».

Dopo 15 anni in Italia come le sembra questo Paese?

«L’Italia, pure terra madre di creatività, dopo gli anni Settanta e Ottanta ha visto una progressiva flessione del livello culturale, fatto che ha accomunato il mondo. In America Disney ha conquistato Broadway dove oggi si rifanno solo cose già viste, non si investe su progetti nuovi; si rimane agli anni Settanta, secondo me i più creativi nella storia per musica, film, libri, musical, danza…».

Info: 0547 355959. Euro 26-8

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