Il 9% degli italiani si ritrova in condizioni di povertà energetica

Entro il 2030 bisognerà ridurre le emissioni di gas serra, in Italia, del 55%. Proprio la transizione energetica, però, potrà causare una pressione al rialzo dei prezzi dell’energia. La crisi della pandemia Covid, con un incremento generalizzato della povertà, sta aumentando nel Paese quella che viene definita la “povertà energetica”, quindi il numero di famiglie che hanno avuto un aumento delle difficoltà all’acquisto di un paniere di beni e servizi del mondo dell’energia. A dirlo è il secondo Rapporto annuale dell’Oipe, l’Osservatorio italiano sulla povertà energetica, che ha visto la collaborazione dell’Enea.

Tra il 2016 e il 2018 il fenomeno ha colpito 40 mila famiglie in più, con un aumento dello 0,1% l’anno che, in valori assoluti, equivale all’8,8% a livello nazionale. Quindi, in sostanza, più di 8 persone su 100 si trovano in condizioni di povertà energetica.

La situazione è più critica al Sud (nel 2018 tra Campania, Calabria e Sicilia si trovano in questa fascia tra il 13% e il 22% della popolazione). Ma a livello nazionale c’è un dato comune a tutti: il maggior rischio di finirci dentro è legato anche all’ampiezza del nucleo familiare. La quota di famiglie numerose in povertà energetica è, infatti, più del doppio rispetto a quella relativa ai nuclei con un solo componente, e circa quattro punti superiore rispetto a quelli con due componenti. Maggiori tassi di povertà energetica si riscontrano anche tra le famiglie in cui il componente di riferimento è relativamente giovane. Nel 2018, la classe di età con incidenza più elevata è “fino a 35 anni”, indipendentemente dal fatto che il componente di riferimento risulti uomo o donna. In questi casi la povertà energetica sfiora l’11%. Per fasce d’età superiori a 51 anni, le percentuali sono al di sotto del dato medio nazionale. Nel confronto tra i sessi, per cui complessivamente non si osservano specifiche differenze, emerge una condizione di svantaggio per le famiglie guidate da donne di età compresa tra i 51 e i 70 anni. Ma se nelle famiglie con a capo uomini oltre i 51 anni e con due-quattro componenti le percentuali di povertà energetica variano tra il 7% e l’8%, laddove il capofamiglia è una donna di pari età, la percentuale sale al 10%-13%.

Ilaria Bertini, direttrice del dipartimento Enea per l’Efficienza energetica, parla della presenza di tre fattori che incidono, quello di “redditi bassi, abitazioni inefficienti dal punto vista energetico e alti costi dell’energia”.

«Ad oggi – sottolinea – possono contribuire a contrastare questo fenomeno gli strumenti di incentivazione che promuovono l’efficienza energetica nel settore residenziale e, in particolare, le detrazioni fiscali per la riqualificazione degli immobili (Ecobonus e Superbonus 110%) e il Conto Termico», aggiunge Bertini. «Un ulteriore impulso è atteso dal Recovery Plan, nel quale al momento sono previsti circa 30 miliardi di euro in progetti di efficienza energetica e riqualificazione degli edifici», aggiunge la studiosa.

In Italia, secondo il censimento 2011 dell’Istat, ci sono 14,5 milioni di edifici, di cui 12,2 milioni di abitazioni. Più di 7 su 10 sono state costruite dopo la seconda guerra mondiale. In Emilia-Romagna, invece, ci sono 817.809 edifici residenziali, corrispondenti a 2.353.804 unità immobiliari. È questa la fotografia, sulla base di dati Istat, che fanno nel dossier, Kristian Fabbri e Cosimo Marinosci, consulenti Art-Er della Regione. La spesa energetica di una famiglia tipo, secondo quanto definito dall’Arera, per il trimestre aprile-giugno 2020 è risultata di circa 434 euro per la bolletta elettrica e di circa 903 euro all’anno per la bolletta di gas metano, con un costo totale complessivo di 1.337 euro all’anno. Una cifra, che è possibile dividerla nel 32% per gli usi elettrici e nel 68% per il riscaldamento o le attività di cucina. I due studiosi sono partiti dalla definizione di povertà energetica che prevede una destinazione di più del 10% del proprio reddito per l’acquisto di prodotti energetici e hanno valutato che per una famiglia-tipo il reddito disponibile dovrebbe essere superiore a 13.370 euro all’anno per non incappare in questa fascia di povertà. Il maggior numero di Ape, gli Attestati di prestazione energetica, si riferisce a edifici costruiti negli anni Sessanta e Settanta, che per più del 50% hanno prestazioni in classe energetica G. La decade tra il 2010 e il 2019, invece, ha segnato un cambio di passo, con un numero di edifici in classi energetiche superiori. Secondo lo studio, gli emiliano-romagnoli vivono in una casa in media di 80 metri quadrati e c’è una netta differenza tra le superfici di classe superiore e quelli di classi inferiori. Per quelle in A e A+ (la classificazione prima del 2015) la superficie media è di circa 49 metri quadrati, per quelli in classe A1, A2, A3, A4, la superficie media è di 73 m2. Per le restanti classi, B, C, D, E, F e G, la superficie media risulta nettamente superiore: 94 m2. Stando alle ricerche dei due consulenti della Regione, l’indice Ep, del valore della prestazione energetica, si ridurrebbe del 15 con gli interventi edilizi a bassa intensità, calerebbe del 30% con interventi edilizi a media intensità e scenderebbe del 45% con interventi edilizi ad alta intensità.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui