Il 3 marzo esce il libro “Agli erbi dla Rumagna cuntadena”

Ora che la primavera è alle porte, e si apre la stagione migliore per tutti coloro che amano “andar per erbe”, ecco tre piante per le quali prepararsi alla raccolta, sempre rispettosi dell’ambiente, e al conseguente assaggio in cucina soprattutto in ricche, profumate, saporite e anche salutari misticanze. Gli ultimi consigli “in pillole” in attesa del libro completo che uscirà giovedì prossimo 3 marzo in abbinamento al Corriere Romagna. La ricerca di Stefano Tellarini, Roberto Giorgetti e Maria Manuzzi, da cui ha attinto in queste settimane la rubrica “Andar per erbe”, è infatti diventato un libro che si intitola “Agli erbi dla Rumagna cuntadena” che uscirà giovedì prossimo 3 marzo con il Corriere Romagna, edito dal nostro quotidiano. Il volume, che sarà venduto a 11,90 euro più il costo del quotidiano, racchiude ancora più storie e ricette delle erbe spontanee di Romagna. Il 10 marzo il libro sarà poi presentato al Circolo Aurora di Ravenna (via Ghibuzza 12), saranno presenti gli autori e il Circolo preparerà alcuni piatti a base di erbe (il circolo richiedela tessera Aics che può essere fatta sul posto. Info e prenotazioni: 335 375212 oppure 0544 262989).

La primavera

La Primula (nome scientifico: Primula vulgaris Huds.; dialettale: Premavira) è presente nei prati lungo i sentieri, e ai margini dei boschi di latifoglie, dal piano all’Appennino. Di essa si raccoglievano, nella fase antecedente alla fioritura, i teneri rametti, le foglioline e i giovani germogli. Questi venivano consumati a crudo in insalata assieme ad altre erbe. Una volta sviluppate, si proponevano anche come gli spinaci, appena bollite e passate in padella, oppure nelle frittate, nelle minestre assieme alle classiche erbe della misticanza, in zuppe. Un’usanza ravennate prevedeva che se ne raccogliessero i rametti terminali, i bordoncini dove c’è il bocciolo, si bagnassero in pastella di sola acqua, farina e sale, e se ne ottenessero frittelle.

Le radicelle o ragagioli

Ragagioli appartengono alla famiglia delle Composite, sono a fiore giallo e hanno sapore dolce. Si consumavano perlopiù le tenere rosette basali primaverili in insalate in purezza. Crescono negli incolti, al margine di prati aridi, sentieri e strade, pendici rupestri, alvei asciutti dei fiumi dal piano all’Appennino. Il gruppo in Romagna sembra composto da due entità, il Lattugaccio Comune (nome scientifico: Chondrilla juncea L.; dialettale: Gregn, Radisela, Ragazul) e il Radicchio Stellato (nome scientifico: Rhagadiolus stellatus (L.) Gaertn.; dialettale: Erba Curneta, Radecc ad Camp, Radecc ad Campagna, Radicela, Radisela, Ragagiul). Essendo erbe a sapore sostanzialmente dolciastro, come le Valerianelle, trovavano la loro miglior “morte” in insalate fresche. Solo occasionalmente andavano nei ripieni di erbe miste dei cassoni o nel misto d’erbe cotte da ripassare in padella.

Il raponzolo

Del Raponzolo (nome scientifico: Campanula rapunculus; dialettale: Raponsol, Raponzal, Raponzul, Rapozol, Viulon) il Majoli già scriveva così a Forlì verso la fine del Settecento: «…si mangia di Quaresima la radice e se ne fanno delle insalate gustosissime le quali corroborano lo stomaco, giovano alla digestione, aprono le strade per cacciare i calcoli, e per le nutrici accresce questa pianta il latte….». Si prospettava quindi una capacità galattogena, cioè favorente lo sviluppo del latte materno, anche per questa pianta. E già è stata ricordata la tradizione delle insalate pasquali monospecie, con l’uovo “duro”, ovvero sodo, benedetto, sbriciolato e le rosette di questa erba con le radici di cui rimane traccia nella sagra dedicata che si tiene tradizionalmente, annualmente, proprio in quel periodo a San Giovanni in Galilea, frazione del comune di Borghi. Allo stato naturale e spontaneo si trova diffusamente dal litorale all’Appennino, anche se preferisce i terreni calcarei delle prime colline. La raccolta avviene all’inizio della primavera, prima che raggiunga la maturazione, quando le radici sono grosse e carnose, simili a piccoli ravanelli bianchi, allungati. Si pulisce quindi come tutti i radicchi, rispettando la radice stessa, totalmente recuperata dopo averla ripulita delle altre radicette avventizie. Considerata la fragile consistenza, va raccolto con delicatezza e pulito con molta cura e attenzione. Nella raccolta degli esemplari spontanei occorre lasciare una parte delle piantine per la riproduzione, essendo una pianta a rischio per la massiccia e indiscriminata raccolta riservatale in passato.

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