RIMINI. Ci vuole mestiere, sensibilità e intelligenza per raccontare con ironia e leggerezza i momenti più complicati della vita, quelli in cui irrompe la malattia, senza nascondere le proprie fragilità e speranze. Ci vuole il regista e sceneggiatore Francesco Bruni, che con il suo ultimo film Cosa sarà, porta sul grande schermo una commedia autobiografica in cui racconta il dramma della malattia affrontata qualche anno fa.

Interpretato da Kim Rossi Stuart, il film che ha chiuso la Festa del cinema di Roma con un’ottima accoglienza da parte di critica e pubblico, vede tra gli interpreti anche il riminese Tommaso Rossi , 7 anni, nei panni del protagonista da piccolo, scelto da Bruni tra tanti bambini: la sua somiglianza con l’attore è notevole.

Dopo Scialla, Noi 4 e Tutto quello che vuoi il regista romano, già sceneggiatore dei film di Paolo Virzì (Ovosodo, Il capitale umano) torna dunque nelle sale proprio quando il nuovo Dpcm ha decretato la chiusura dei cinema. In attesa di tempi migliori, Cosa sarà dal 31 ottobre sarà disponibile sulle maggiori piattaforme on demand. Nel frattempo i riminesi che non lo hanno visto al Fulgor potranno guardarlo fino al 4 novembre al cinema Concordia di San Marino. Di Tommaso e di Cosa sarà parliamo con il regista.

Partiamo dal film: la storia è autobiografica e ripercorre un po’ l’esperienza della malattia con cui lei ha dovuto fare i conti qualche anno fa: perché ha scelto di raccontarla e quanto è importante, per se stessi e per gli altri, condividere momenti così personali?

«Ho sentito il desiderio di raccontarla quando avevo già deciso di allontanarmi dalla vicenda medica: ho capito che potevo farlo attraverso un film che parlava dell’importanza dei rapporti umani, familiari, della solidarietà che si crea intorno a chi sta male. La malattia è il tema, ma quando ho scritto la sceneggiatura il Covid ancora non c’era e non nascondo che ero spaventato dall’idea di uscire in sala in un momento così difficile. Invece il film ha impattato positivamente sul pubblico. Certo, sorprende la coincidenza ma non era nei miei programmi».

Dolore e umorismo accompagnano il protagonista, il regista Bruno Salvati (Kim Rossi Stuart) quando scopre di aver bisogno di un donatore per guarire dalla sua malattia. Lo stesso è successo a lei. Dove si trova la forza per affrontare una sfida così grande? Contano le persone accanto?

«Intanto ci sono medici e infermieri che hanno uno spazio importante nella vita di chi affronta la malattia; sono persone di grande competenza a cui affidarsi per le cure. Quanto ad amici e familiari le reazioni sono diverse: alcuni, anche tra quelli più intimi, spariscono ma più per paura che per egoismo; altri invece, non così vicini, stupiscono per la loro presenza e per la solidarietà che magari dimostrano anche semplicemente con una visita a casa per farti compagnia. La malattia, e in particolare il film, è una rivisitazione del mondo amicale, è un “ristrutturarsi».

E poi cosa resta?

«Una volta usciti si impara a dare importanza alle cose importanti, a non rovinarsi la vita e l’umore. E ad avere intorno a sé nuovi volti e vecchi volti fedeli».

Lei sceglie di raccontare drammi con “leggerezza”: perché?

«Per me è naturale, è l’unico modo che conosco, l’ho sempre praticato. Ho raccontato drammi camuffati da commedia e viceversa. Anche in Cosa sarà si ride… Poi, certo, ci sono tragedie che non si vivono con umorismo, ma anche nella vita c’è chi ci riesce, come è stato per Mattia Torre, regista e sceneggiatore recentemente scomparso, a cui ho dedicato il film».

E poi c’è Tommaso, il piccolo riminese che interpreta Kim Rossi Stuart da bambino: come l’ha scelto?

«Non lo conoscevo: mi sono arrivate alcune sue fotografie e mi è sembrato subito molto carino e adatto per la parte. Tommaso è arrivato a Roma da Rimini insieme alla mamma e si è dimostrato subito un bambino intelligente, molto sveglio, doti confermate anche sul set: ha capito subito le dinamiche, come mettersi davanti alla macchina da presa, come muoversi… a volte l’ho anche sentito dare consigli ad altri bambini (ride). Un vero tesoro. L’unica cosa sulla quale l’abbiamo ripreso è l’accento romagnolo: doveva interpretare un bambino romano e quando pronunciava la parola “bene”, le sue vocali erano troppo strette (ride)».

Con l’emergenza sanitaria e i cinema e teatri chiusi l’Italia non se la passa bene: il cinema italiano, invece, come sta?

«Fino alla fine del 2019 era un idillio, c’erano incassi anche all’estero e si stavano affermando nuovi talenti. Questo Covid ci ha dato una bella “mazzata” ma sono sicuro che quando la pandemia finirà il cinema italiano tornerà a fare molto bene».

Infine: Cosa sarà del piccolo Tommaso dopo il film? Lo scopriremo presto. Una “chiamata” per un nuovo provino è già arrivata ieri: tenetelo d’occhio.

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