FORLÌ. Arti diverse che dialogano e si intersecano dando vita a identità nuove e diverse, meticce ma riconoscibili: con il festival Ibrida l’associazione Vertov Project porta anche a Forlì forme di espressione che ritraggono il presente in tempo reale.
Diretto da Francesca Leoni e Davide Mastrangelo, il festival delle arti intermediali per la 5ª edizione mette a contatto il pubblico con le ultime novità della sperimentazione nel campo dell’audiovisivo, della performance art e della musica elettronica.
«“Ibrida” è un progetto articolato – chiarisce Francesca Leoni – che rivolge particolare attenzione all’ibridazione delle diverse arti con il video: non una semplice contaminazione, quindi, ma l’uso di media diversi che porta a realizzare opere, appunto, “ibride”. Il lavoro nel video mio e di Davide negli anni ci ha portati fuori da Forlì e dall’Italia: da queste esperienze nasce l’idea, cinque anni fa, di portare nel già ricco panorama culturale forlivese qualcosa che non vi esisteva».
“Ibrida” verrà anticipato da due appuntamenti preliminari, con artisti e critici, gratuiti e aperti al pubblico.
«Dagli artisti, il pubblico ha modo di apprendere dal vero la direzione del loro lavoro. I critici invece si soffermano su argomenti particolari, come, quest’anno, la videoarte italiana e la sperimentazione all’interno del videoclip, curate dall’artista brasiliana Kika Nicolela, che presenterà una selezione di artisti europei sostenuti dal network internazionale Pépinières Europénnes de Création».
Un festival di nicchia?
«No, in realtà perché l’arte intermediale è presente nella nostra vita quotidiana: nelle immagini pubblicitarie o cinematografiche, dove filtrano in maniera quasi fisiologica residui di essa che parlano del presente in maniera “liquida”, muovendosi da un linguaggio all’altro. Lo si tocca con mano quando si entra nel vivo del festival, spostato dal 24 al 26 aprile alla seconda settimana di settembre a causa dell’emergenza: alla Fabbrica delle Candele, ogni sera, nelle tre sale di proiezione passano in loop opere audiovisive provenienti da circa venti paesi con una “open call” internazionale. Nella sala grande invece vanno in scena una performance e uno spettacolo di musica, sempre ibridati al video, non “decorativo” quindi ma di sostanza. Un esempio chiaro è la serata conclusiva, con il percussionista e ricercatore Enrico Malatesta che chiude l’edizione con l’artista spagnolo Carlos Casas. Il video infatti è il linguaggio non del futuro ma del presente anche se resta ancora un po’ al margine rispetto ad altre manifestazioni artistiche. Con Ibrida vorremmo proprio farne capire meglio il linguaggio: non siamo degli storici, per questo ci interessa far vedere chi sta lavorando, ora».
Sempre realizzato in collaborazione con Piero Deggiovanni, docente dell’Accademia di belle arti di Bologna, “Ibrida” propone, nello spazio esterno della Fabbrica delle Candele, due istallazioni multimediali, “You are the Ocean” dell’artista turca Ozge Samanci, che permette di controllare un Oceano simulato digitalmente utilizzando le proprie onde celebrali, e “Vanitas vanitatum et omnia vanitas” dell’artista romana Francesca Fini.
«Ci interessa infatti dare importanza alle nuove tecnologie e al loro rapporto con l’arte, come nel caso della “post Internet art”: tendenze nuovissime che sono, proprio per questo, non estranee, ma accessibili a tutti. Questo ci permette anche di portare alla luce linguaggi artistici che a volte restano ai margini, come la stessa videoart, nata negli anni Settanta ma ancora sconosciuta o segnata da preconcetti. Vogliamo dimostrare così che la videoart è tecnica, è studio, progettazione artistica, ricerca dell’immagine e attenzione alle innovazioni tecnologiche: e che ogni volta che la tecnologia avanza, i linguaggi si rimescolano».

Ibrida 2020 11-13 settembre.  Info: www.ibridafestival.it

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