“I vaccini agli over 60? E’ stato il caos totale”

«Raggiungere gli over 60 che non si sono ancora vaccinati (nella nostra regione sono 360.000, nda), andandoli a cercare e contattandoli uno per uno, sarà un impegno non di poco conto». Ne è convinto Maurizio Grossi, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Rimini.

«La chiamata alla vaccinazione non è stata sicuramente favorita dalla confusione su Astrazeneca – osserva Grossi –. Abbiamo assistito a un cortocircuito a livello medico, politico e mediatico: è stato dichiarato tutto e il contrario di tutto, e abbiamo sentito contraddizioni e smentite».

Inoltre, «i medici di medicina generale sono stati completamente bypassati – aggiunge il presidente –, mentre le persone si informano attraverso il proprio medico curante molto più frequentemente di quanto si immagini. Non è la comunicazione da parte del Governo, dei presidenti delle Regioni e della televisione quella che raccoglie la fiducia dei cittadini».

Insomma, «le molte persone esitanti che però si vogliono informare avranno pensato che la sola strada da seguire fosse quella della fuga dal vaccino – commenta Grossi –. Sono da recuperare con grande pazienza. Ancora di più perché, man mano che ci si allontana dalla fase di punta, si percepisce il pericolo come più distante e diminuisce la percezione della necessità di ricorrere agli strumenti di protezione».

Ferie accumulate

Ma non è questo l’unico problema da affrontare dopo la fase più dura dell’emergenza sanitaria: fra le file dei medici, degli infermieri e del personale sanitario, infatti, le ferie si sono accumulate. «Per poter concedere le ferie non godute a causa del Covid c’è bisogno di dare il via alla “campagna acquisti” e di assumere personale – non ha il minimo dubbio il presidente –. Il personale attualmente libero, sia fra i medici che fra gli infermieri, non è sufficiente».

Il panorama, però, non aiuta: «Una parte del personale si è spostato dal privato accreditato al pubblico – spiega Grossi –. Ma la coperta rimane corta e, se si pensa esclusivamente a coprire il pubblico, si scopre e si rischia di mettere in difficoltà anche il privato accreditato».

Ancora, «c’è una carenza di specializzazioni – continua il presidente –. Sono aumentati le borse di studio e i corsi di specializzazione, però c’è anche l’aspetto del trattamento stipendiale che è di competenza dei sindacati». Due «danni causati da anni di errata programmazione e di tagli – attacca Grossi –. E la pandemia ha reso evidente la carenza sia di personale che di strutture».

Discoteche all’aperto

L’ultimo pensiero è rivolto alle riaperture: «Credo che sia giunto il momento di far ripartire almeno le discoteche all’aperto, con una capacità del 60-70% – conclude il presidente –. Mi sembra che ci sia un eccesso di prudenza. Si deve osare un po’ di più. I dati ce lo consentono. E gli esempi di San Marino e della Spagna ci dimostrano che è possibile farlo. Ci sono altre situazioni in cui si vedono assembramenti maggiori».

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