I sammarinesi hanno rifiutato la terza dose “alla Di Maio”

La deroga al green pass italiano scadrà il 15 ottobre, ma il Titano brancola ancora nel buio. «Nessun accordo in vista con l’Italia», confermano dal Palazzo pubblico. Intanto l’unica certezza, quando si è quasi in “zona Cesarini”, è che «nessun sammarinese ha ancora effettuato la terza dose e che – come precisano dall’Iss – non è stata fissata una programmazione completa, in particolare per chi ha ricevuto il vaccino russo Sputnik (non riconosciuto dall’Agenzia europea per i medicinali, ndr). Perciò al momento restano in programma solo gli incontri e le valutazioni del caso». Nella snervante attesa rischiano di rimanere al palo i sammarinesi che lavorano nel Belpaese o studiano presso le Università italiane, che all’anno accademico 2019/’20, risultavano circa 700. Senza dimenticare i maggiorenni che frequentano da noi l’ultimo anno delle Superiori. Ma facciamo un passo indietro. A dettare le condizioni per il rilascio della certificazione verde era stato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: «Entro il 15 ottobre i cittadini di San Marino devono effettuare una terza dose con un vaccino riconosciuto Ema».

La “dichiarazione – prescrizione” era arrivata giusto un mese fa durante la conferenza stampa alla Farnesina, a cui era intervenuto il ministro omologo russo, Serghei Lavrov. Che aveva chiesto lumi sulla diversità di trattamento riservata nel Belpaese da un lato ai suoi connazionali, dall’altra ai sammarinesi. Al riguardo il Segretario di Libera, Matteo Ciacci non usa giri di parole: «Nella sua dichiarazione Di Maio aveva estremizzato un concetto che era già stato espresso nel Decreto del Consiglio dei ministri del 6 agosto scorso». Concetto che fin da subito «avevo ritenuto sconsiderato. Perché – ribadisce – è inaccettabile che non venga riconosciuta la nostra campagna vaccinale e che si debba vivere di deroghe: equivale a chiedere la carità». E ancora: «La nostra dignità di Stato viene svilita e la situazione dà l’idea delle difficoltà nelle relazioni bilaterali tra i due Paesi». Con l’occasione Ciacci solleva un’altra questione da punta dell’iceberg: «Se per la deroga resterà il concetto insito nel Decreto italiano, significa che dovremo sottoporci alla terza dose, ma – si domanda – la potremo gestire noi come Stato o dovrà essere l’Italia a dettare la linea?». Due gli scenari possibili nel frattempo: o lo Sputnik sarà riconosciuto a breve da Ema, oppure ci toccherà un cocktail di vaccini, quasi facendo da cavie, ipotesi peraltro già scartata da molti cittadini» dell’Antica Repubblica. E l’ex Capitano reggente si toglie qualche sassolino dalle scarpe: «In primis manca un’attestazione scientifica riguardo alla compatibilità tra sieri diversi, inoltre con questa scelta si manifesterebbe un elemento di sfiducia verso di noi».

L’auspicio quindi è che «vengano portate avanti soluzioni del tutto differenti, ad esempio, valutando il titolo anticorpale, come ha proposto all’Oms anche il Segretario alla Sanità, Roberto Ciavatta». Da un lato, afferma il rappresentante dell’Opposizione, «manifestiamo preoccupazione, dall’altro cerchiamo già di avanzare proposte concrete. Ad esempio ritengo che andrebbe rimborsato il tampone effettuato per recarsi in Italia, rendendolo poi a tutti gli effetti gratuito». Un altro nodo? «Il green pass sammarinese spesso non viene riconosciuto in Italia. – segnala Ciacci – Perciò se si arrivasse ad un’ulteriore deroga, occorrebbe darne comunicazione in modo capillare sull’intera Penisola, evitando così situazioni svilenti per i nostri concittadini». Ma al netto delle polemiche, conclude: «È indispensabile una soluzione strutturale. Perché dobbiamo fare squadra, certo, ma al contempo riconoscere che fin qui qualcosa è andato storto».

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