I rubli, Putin e Salvini

I rubli, Putin e Salvini

Che Salvini abbia preso i rubli o no non è la questione più rilevante. È rilevante, anzi inquietante, anzi tragica, l’adesione di Salvini e del suo mondo, alla ideologia putiniana, che dichiara superata, anzi, morta, la democrazia liberale. Insieme all’ideale europeo ed occidentale.
E cioè, un sistema di valori, liberali, democratici, cristiani, che scommettono sulla libertà. Su un uomo che lavora, studia, combatte per conquistarsi, ogni minuto della propria vita, spazi di libertà.

La democrazia illiberale di Putin e Orban e Salvini non esiste. È un inganno. Senza libertà non c’è democrazia. La democrazia liberale può avere dei difetti, se la si vuole illiberale la democrazia diventa difetto.
Diventa apparente, si vota, ma per confermare il dominio del leader dispotico che offre protezione fasulla a persone afflitte da un dolore reale, che usa ogni mezzo per imporre la propria autorità. La menzogna soprattutto, la demolizione dell’avversario, la guerra al nemico esterno. L’Europa, in questo caso.
Ecco a cosa ha aderito Salvini. Questa è la questione più rilevante della visita di Salvini a Mosca. Savoini lo dice chiaramente, nell’incontro al Metropol, registrato non si sa da chi, nell’ambito dell’assemblea di Confindustria Russia, dopo la cena del giorno prima con Salvini. Savoini, chiede soldi e propone affari in nome dell’amicizia fra la Lega e il partito di Putin, relazione speciale confermata dal nuovo Zar russo, pochi giorni fa, durante la sua visita in Italia. Chiede soldi per avere più forza per combattere l’Europa. Per la campagna elettorale delle europee. E per combattere la democrazia liberale, che Putin ha dichiarato morta. Che gli amici di Salvini, Orban e i leader dei partiti di estrema destra, filo nazisti, tedeschi, polacchi, austriaci, quelli del palco di Milano, dichiarano morta. I soldi sono arrivati o no?
Non importa, vi sembra l’aspetto più rilevante di questa vicenda? Tutti i commentatori si sono impegnati a scoprire quali fossero i commensali di Savoini. Quasi tutti hanno dato meno rilevanza all’incontro di Savoini, fuori dalla cena, con il signor Dugin. Chi è Dugin? È un ideologo sovranista, nazionalista, filonazista, russo. Molto ascoltato in Patria. E non solo in patria ormai. Dugin propone al mondo dei sovranisti, le idee, la visione, l’ideologia dei filosofi bianchi russi vissuti nei primi decenni del secolo scorso. Il loro profeta era Il’in. Il’in è morto il 21 dicembre del 1954, era, ai tempi della Rivoluzione d’Ottobre, il principale avversario di Lenin, contro il quale perse la battaglia delle idee per la rivoluzione in Russia. E fu costretto a scappare in Germania, era invidioso dell’Italia di Mussolini e offrì le sue idee all’ascesa di Hitler. Putin ha scelto come guida Ivan Il’in, il filosofo più celebrato oggi in Russia.
Come scrive Timothy Snyder, nel suo libro, “la paura e la ragione”, il filosofo fascista Il’in, “celebrava la violenza sopra la ragione e la legge, proponeva un leader che avesse un legame mistico con il popolo, definiva la globalizzazione un complotto”. 100 anni fa, come oggi. La violenza può avere molte forme, si sa.
Il filosofo considerava il Duce di Roma una speranza per il mondo corrotto e considerava Hitler un difensore della civiltà contro il bolscevismo. Aveva una visione religiosa e totalitaria della Madre Patria russa, uno spirito, che salverà il mondo, “il male”, scrive Il’in, “inizia dove inizia la persona”. La nostra individualità dimostra soltanto che il mondo è difettoso. Ciò che crea libertà, la democrazia liberale, è il male.
Vede la propria nazione come virtuosa, “pura ed oggettiva”. Innocente, minacciata dal nemico esterno. Nazione che deve essere difesa da un “uomo forte”, un “redentore”. Capace di creare un “legame sacro con il popolo”. Magari con il rosario in mano.
E “le leggi e le istituzioni sono barriere corrotte fra il leader e il popolo”.
La democrazia? “Il voto deve unire la nazione in un gesto di sottomissione”.
Esagerato? No, è la Russia di Putin, che celebra Il’in, dichiara guerra all’Europa e annuncia la fine della democrazia liberale.
Può essere l’Italia di Salvini?
Bella domanda.
Intanto sappiamo che questa Italia è amica di Putin. Che il partito di Salvini e di Putin sono partiti fratelli, che esistono associazioni come Lombardia-Russia, presieduta da Savoini e Piemonte- Russia presieduta da Dugin.
Una cosa enorme. E drammatica.
(*) già Parlamentare

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