I riminesi Motus tornano in Italia con “Rip it up and start again”

Gio 30 Maggio 2019 | Serena Macrelli


I riminesi Motus tornano in Italia con “Rip it up and start again”

Mon 16 September 2019 | Serena Macrelli

RIMINI. Quindici biografie di musicisti del post-punk, quindici giovani performer della Manufacture, la scuola d’arte drammatica di Losanna. Generazioni, energie a confronto. Un tuffo nel passato per ritrovare il presente. John Lydon, Ian Curtis, Lydia Lunch, i Clash rivissuti e interpretati da ragazzi del Duemila. A ideare e dirigere desideri e talenti la compagnia riminese Motus. Si chiama “Rip it up and start again” questo nuovo spettacolo che Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande, dopo il debutto a Ginevra, porteranno in Italia questa sera e domani al Teatro delle Passioni di Modena, il 4 e 5 giugno a Fog Triennale di Milano e il 21 e 22 giugno al Festival delle colline torinesi.
Nato da un percorso di ricerca con giovani artisti svizzeri e francesi (lavoro di formazione che Motus ha avviato fin dal 2014), “Rip it up and start again” è il frutto del corso della Haute École des Arts de la Scéne di Losanna, incentrato sull’incontro musicale e biografico con alcuni dei protagonisti del post-punk, movimento degli anni Settanta e Ottanta che rivoluzionò il modo di fare musica e di intendere la vita.


Daniela Nicolò: com’è nata questa idea?
«Lavorare con i ragazzi del terzo anno di questa rinomata scuola è un’esperienza molto bella, le scuole ci chiamano per realizzare esperienze formative legate all’incrocio dei linguaggi, che è anche la nostra cifra stilistica. Nel parlare con i ragazzi su quale tema affrontare, abbiamo riscontrato in loro una certa paura del futuro, un certo timore dell’indipendenza. Allora abbiamo pensato di metterli faccia a faccia con alcuni dei protagonisti del post-punk, con i testi delle loro canzoni, le cui suggestioni si sentono ancora forti tutt’ora. Lo spirito di allora, e che vorremmo che fosse sempre più attuale, è “do it youself”, fallo da solo anche se non ti senti completamente all’altezza, anche senza il consenso degli altri. Agisci».
I performer in scena hanno dai 20 ai 26 anni, francesi e svizzeri. Alcuni sono attori, altri musicisti.

Li unisce un lavoro sul corpo, su coreografie che accompagnano video e brani cantati.
«Per questo spettacolo, che è concerto-karaoke-manifesto, hanno anche composto una canzone originale. Abbiamo lavorato molto sul corpo, nel recupero dello spirito del tempo, le cui condizioni storico-politiche non sono molto diverse da quelle odierne: governi conservatori, sovranisti, xenofobi, neoliberalismo. Dalle riflessioni su quegli anni e sulla nostra epoca, dalla considerazione degli aspetti anche positivi della rabbia, sulle scelte della vita, su se stessi, è nato questo spettacolo».
Ma ci sono differenze?
«Sì, rispetto agli anni Ottanta cambia il contesto economico. Oggi per poter usufruire di uno spazio teatrale dove provare bisognare spendere molti soldi. Un tempo, in Inghilterra il welfare sosteneva i giovani, adesso questo non c’è più ed essere indipendenti è sempre più difficile, si rimane legati alle famiglie più a lungo e le incertezze aumentano».


Come si è svolto il percorso per la realizzazione dello spettacolo?
«I ragazzi hanno letto testi, ascoltato brani, ritrovato interviste e video. Alcuni di loro hanno visto per la prima volta dischi in vinile. Questo ci ha permesso di riflettere anche sul concetto di tempo, sul rapporto con la musica, sulla trasgressione e la libertà artistica».
Il messaggio più importante?
«Che l’arte può fare qualcosa, può cambiare, portare a trasformazioni».
Le caratteristiche principali?
«È uno spettacolo visivamente forte, coinvolgente e complesso. Gli spettatori ne colgono l’energia e le riflessioni che legano il passato al presente e al futuro».
Come ha reagito il pubblico alla prima di Ginevra?
«Molto bene.

Si uniscono più generazioni, coinvolgiamo chi ha vissuto gli anni Ottanta e i ragazzi del Duemila».
Dopo le date in Italia?
«Torneremo in Svizzera e poi a Parigi. Poi si vedrà. Sicuramente dopo questo lavoro ci concentreremo sul Festival di Santarcangelo. Una nuova produzione sarà pronta per il 2020».
I Motus dirigeranno l’edizione del 50ennale del festival.

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