Rimini, riecco i prof no vax a scuola, ma non possono entrare in classe

Sembra un “pesce d’aprile. Ed anche molto divertente. Invece è la pura realtà: tornare al lavoro, per non lavorare, mettere piede in istituto, senza poter entrare in aula, entrare a scuola, senza poter insegnare.

Uno scherzo del destino per tutti quei docenti no-vax che oggi, 1° aprile, faranno il loro ritorno al liceo, al professionale o al tecnico. Retribuiti, senza sapere cosa fare. Perché il decreto Riaperture, varato dal governo con la fine dello stato d’emergenza, prevede il reintegro a scuola (per loro era scattata la sospensione), previo tampone negativo ogni due giorni (per il personale scolastico l’obbligo vaccinale resta fino al 15 giugno), con una forte imposizione: quella di restare lontano dagli studenti. Nessun contatto diretto, nemmeno con indosso la mascherina.

Cosa dice la Regione

Commenta l’assessore regionale alla Pubblica Istruzione, Paola Salomoni: «Ritengo che il governo, nella contingenza del passaggio dallo stato d’emergenza alla normalità, abbia tenuto conto di due aspetti fondamentali: centralità dei ragazzi e continuità didattica. Principi di fondo dai quali non si può assolutamente prescindere». Un provvedimento, dunque, che, se da una parte sta incontrando il muro contro muro dei sindacati e qualche perplessità dell’associazione nazionale Presidi, dall’altro trova, nel massimo esponente emiliano-romagnolo della Pubblica istruzione, una sostenitrice. «Naturalmente siamo davanti ad una materia di competenza ministeriale – sottolinea la Salomoni –. Ma, ripeto: la centralità degli studenti deve arrivare prima di tutto. E così è. Per quanto riguarda, invece, l’aspetto meramente professionale, ci sono insegnanti, parlo dei supplenti, che, nonostante il loro ruolo precario, hanno seguito i ragazzi per tutto questo tempo, mostrando capacità, dedizione e impegno. E che, sempre nell’ottica del rispetto della continuità didattica, non possono essere rimossi ad un paio di mesi dalla fine della scuola. Non sarebbe giusto. Non si possono scaricare i tutti i problemi sempre sulle categorie professionali più fragili».

La voce dei presidi

Ma cosa ne pensano i presidi? Cosa dicono in proposito, visto che il rientro di questi professori no-vax peserà sull’aspetto organizzativo dell’istituto scolastico da loro diretto? Tra i tanti contattati dal Corriere Romagna, solo tre sono entrati nel merito della questione, seppur in modo marginale. Gli altri, tra una video-conferenza e un impegno improrogabile, che naturalmente rispettiamo e comprendiamo, non hanno voluto rispondere.

Ma vediamo, grazie alla spiegazione della dirigente scolastica dell’istituto superiore Einaudi-Molari di Rimini, Daniela Massimiliani, quali mansioni dovrebbero ricoprire questi docenti “reintegrati”: «Fermo restando che non possono entrare in classe, né avere rapporti diretti con gli studenti – sottolinea la Massimiliani-, ci sono attività collaterali all’insegnamento che, però, potranno svolgere. Ad esempio effettuare corsi di recupero a distanza, magari dall’interno di un locale dell’istituto, mentre il supplente vigila in aula: una sorta di dad, tanto per intenderci. Ma anche effettuare la correzione delle prove di valutazione, preparare i test d’ingresso per il prossimo anno scolastico, rinnovare la vecchia modulistica. Capisco che il ruolo dell’insegnante c’entri poco – chiosa la preside dell’istituto Einaudi-Molari -, ma è quello che emerge dalle direttive ministeriali». Esaustivo l’intervento della Massimiliani, decisamente più sintetici, invece, quelli di altri due presidi: Christian Montanari del liceo scientifico Einstein di Rimin e di Chiara Balena dell’istituto tecnico per il turismo di Rimini, Marco Polo.

Dice Montanari: «Al di là della situazione del mio istituto, dove non figurano insegnanti no vax, ho molte perplessità su questo rientro. In particolare perché si passa da una sospensione ad un reintegro privo di chiarezza sulle cose da fare». E la Balena conclude: «Ci stiamo organizzando per individuare la soluzione migliore per questi insegnanti, che nel mio istituto sono proprio pochi, nell’ottica, naturalmente, della continuità didattica e della centralità dei ragazzi».

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