“I patriarchi”, alberi e resilienza nel libro di Sergio Guidi

FORLì. «Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi sa ascoltarli, conosce la verità»: lo diceva Herman Hesse, lo dicono mille proverbi della saggezza popolare. Amazzonia, Indonesia, Australia, le Canarie… Sono stati invece recenti, terribili scenari della distruzione di patrimoni, comuni a quanti abitano il pianeta: contro questo, e per salvaguardare la biodiversità e un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e del lavoro dell’uomo, è nata nel 2006, con sede a Forlì, l’associazione “Patriarchi della natura”, che realizza il monitoraggio degli alberi monumentali italiani con un archivio sempre aggiornato.

La presiede il predappiese Sergio Guidi, che dal 1988 lavora alla Sezione Arpae di Forlì-Cesena come responsabile dell’Unità operativa Biodiversità, e ha collaborato, fra gli altri, con il Cnr di Bari per la valorizzazione e la conservazione del germoplasma di vecchie varietà fruttifere e di alberi monumentali.

«Tutto iniziò con l’esposizione nella Loggetta degli Uffizi – ricorda Guidi – di una mostra fotografica e pomologica sugli alberi monumentali di’Italia

Mele e castagne agli Uffizi?

«Sì: e che successo! Con i visitatori, soprattutto stranieri, estasiati davanti ai frutti di alberi vecchi anche mille anni! Ne vennero contatti, segnalazioni e l’idea di dare gambe a un’intuizione… Ed eccoci qui, con soci onorari come Vittorio Emiliani, che con Igor Staglianò proprio in questi giorni sta varando il blog “Italialiberaonline”, dedicato anche ai temi della tutela dell’ambiente, o Tonino Guerra, che arrivava ad abbracciare gli alberi, per trarne, lui diceva, energie positive».

Con Tonino Guerra avete avuto un rapporto speciale.

«Nel 2008 varammo infatti “I frutti antichi d’Italia si incontrano a Pennabilli”, una manifestazione riproposta anche quest’anno, cui partecipa una rete di partner dalla Sicilia al Friuli, alla Calabria alla Puglia…».

Lei però si occupa del tema da molto tempo.

«Dalla fine degli anni Ottanta, quando pubblicai “Alberi secolari d’Italia”. L’associazione però ha realizzato un database con 13.000 esemplari, e, fra gli eventi, una mostra di tele romagnole con gli alberi di ogni regione d’Italia e le frasi di Tonino Guerra, esposta all’Expo di Milano. Per la Romagna fu scelto il “cipresso di San Francesco”: quello di cui donammo un “figlio” a papa Francesco, mentre un altro “figlio” protegge le ceneri di Tonino».

Avete anche realizzato “giardini” di piante antiche.

«Come la “Cattedrale delle foglie” a Cesenatico, e il “Giardino dei frutti per non dimenticare” dedicato alla famiglia Cervi, a Gattatico… Si tratta di “banche” conservative del dna di “genitori” ormai scomparsi, ma in grado anche di rilevare e raccontarci i cambiamenti climatici: un pero, un melo di 500 anni dimostra una “resilienza”, una capacità di adattamento, che è una garanzia, da tutelare e studiare».

Avete pubblicato recentemente “Alberi straordinari d’Italia”.

«Vi facciamo il punto sugli alberi monumentali, a quarant’anni dal prezioso lavoro del Corpo forestale, inserendo anche, diversamente da allora, gli alberi da frutto: queste infatti sono le piante per l’agricoltura sostenibile del futuro, questi, come il “castagno dei Cento Cavalli” di Sant’Alfio, in Sicilia, con i suoi 3.000 anni (tremila!) sono davvero un patrimonio dell’umanità, come ha riconosciuto l’Unesco. In un’epoca come la nostra, di inquinamento da polveri sottili e in cui si è presentato un virus che attacca il nostro apparato respiratorio, il verde e, nelle città, il “verde urbano”, sono infatti alleati preziosi anche di fronte al Covid!».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui