I nostri ragazzi meritano una nuova alleanza tra sport e scuola

«La didattica a distanza? La cosa più triste è che i ragazzi si stanno abituando».
Poi uno come Rosario Fiorello può piacere o non piacere, ma resta una persona di una sensibilità superiore, la sensibilità tipica dell’artista, così all’ultimo Festival di Sanremo ha espresso senza veli la sua tristezza familiare di questi mesi, con la visione quotidiana di due ragazze adolescenti costrette a studiare da casa.
Scuole chiuse, palestre chiuse, campi sportivi chiusi: i nostri ragazzi confinati in casa sono una sconfitta che lascerà ferite profonde, un disagio sociale che chi fa politica avrà il dovere di affrontare.
Quando prima o poi tutto questo sarà finito, tireremo un sospiro di sollievo, come no. Per ora resta l’amarezza per tutto quello che i ragazzi si stanno perdendo: scuola, sport, relazioni, incontri, scontri. Troppo. Tutto. E non basterà la soddisfazione di vedere tornare il mondo come prima. Bisognerà avere la forza di pensare a qualcosa di diverso.

Quando finalmente smetteremo di rimpiangere i bei vecchi tempi, ci accorgeremo che non è vero e che eravamo di parte. Li rimpiangiamo solo perché nei vecchi tempi, quelli giovani eravamo noi. È quella tendenza che in greco si riassume in una parola: retrotopia, un concetto che un brillante insegnante-scrittore come Enrico Galiano ha spiegato al meglio. La retrotopia è consolarsi pensando al passato per attenuare le paure di un futuro incerto. Ah, come si stava bene prima, mica adesso, mica questa roba qui, che disastro il mondo di oggi. Bene, ora anche basta però.

L’augurio più bello che si può fare alle nostre città è di riuscire davvero a programmare i nuovi tempi, con la scuola e lo sport finalmente alleati e qui l’arbitro sul ring non può che essere la politica.
Dopo mesi in cui ai nostri giovani è stato negato sia l’accesso alla scuola che al campo di gioco, è tempo che scuola e sport smettano definitivamente di guardarsi con fastidio. Ci sono ancora troppi insegnanti che si lamentano degli allenamenti dei loro studenti. Ci sono ancora troppi allenatori che si lamentano dei compiti che devono svolgere i loro giocatori. Un patto tra i due punti di riferimento della giornata dei nostri giovani non è più rimandabile, puntando al massimo e sognando una scuola che diventi casa e centro sportivo o quantomeno un anello di collegamento tra i libri lo sport, un mondo in cui vivere e non transitare.
La scuola e lo sport devono aiutarci a cambiare stile di vita. Nel trasporto scolastico, la transumanza di auto e smog delle 8 del mattino e delle 13 non è più da Paese civile. Nel trasporto sportivo, migliaia di genitori tassisti a intasare il traffico del pomeriggio e della prima serata non è più da Paese civile.
Quasi tutti i grandi campioni dello sport americano, nelle loro biografie o nelle loro interviste, raccontano di avercela fatta grazie alla scuola.
Quasi tutti i grandi campioni dello sport italiano, nelle loro biografie o nelle loro interviste, fanno capire di avercela fatta nonostante la scuola.

Da un biennio terribile come il 2020-2021 riusciremo ad uscire solo con una rivoluzione culturale e lo sport fa parte della nostra cultura. La politica, la scuola e le società sportive devono per forza ripensare il modello di vita dei nostri giovani, dei nostri cittadini del futuro, magari con il contributo del vivace associazionismo del territorio. Le aule scolastiche vuote, i campi sportivi chiusi e le palestre chiuse di questi mesi sono un tonfo rumoroso, ma già ora deve iniziare la fase di rimbalzo, la voglia di ripartire pensando a un modello di scuola e di sport diversi, sostenibili, coraggiosamente giovani.
Flavio Tranquillo, il giornalista che ci narra ogni giorno il basket Nba, nel suo ultimo libro l’ha spiegata bene: «Nei momenti di difficoltà, si dice sempre che bisogna ripartire dalle basi. Ecco, appunto: le basi dove sono?».

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