«Non neghiamo i morti e l’esistenza del virus, contestiamo la narrazione e la gestione dell’epidemia»; è il concetto con cui Fabio Servidei, 45enne lughese, ha introdotto il sit-in organizzato ieri alle 18, dagli attivisti del Movimento 3V Libertà di scelta, sigla di Vaccini Vogliamo Verità, un movimento politico nato due anni fa.

Piazza Baracca era troppo buia e la voglia di esser sotto i riflettori li ha fatti spostare poco più in là, in Largo della Repubblica; doveva essere un sit-in dimostrativo e pacifico e così è stato, nonostante la dozzina di agenti delle varie forze dell’ordine a presidiare. In quei sessanta minuti regolarmente concessi, c’erano una cinquantina di persone, giunte appositamente per ascoltare, tutte con la mascherina e regolarmente distanziate.

Si doveva parlare della gestione del Covid ma ci è finito dentro anche il 5G e una moneta alternativa; dopo l’ introduzione di Servidei – portavoce dei 3V – si sono alternate al microfono un paio di persone. «Lo stile di vita, l’alimentazione e lo stare all’aria aperta è la vera prevenzione», «la paura che ci rifilano tutti i giorni va a ledere il nostro sistema energetico, in particolare quello del rene, perché energeticamente il rene è collegato alla nostra forza di volontà». Oltre a queste teorie si è sentito anche che «usare la mascherina è come suicidarsi con i gas di scarico dell’auto», «i media servono a veicolare la percezione» oppure che «queste persone verranno arrestate tutte», riferendosi «a chi ci sta privando della libertà».

Una platea tranquilla che solo un paio di volte si è lasciata andare a qualche applauso, ma c’era anche chi ha spalancato gli occhi quando Servidei ha detto che «per vederci chiaro alcuni medici dissidenti fecero le autopsie», come se fosse facoltà loro deciderlo e non di un magistrato.

Su questo incontro, sabato si era espresso pubblicamente il sindaco di Lugo Davide Ranalli, bollandolo sui social come raduno di «un gruppo di negazionisti che verrà a raccontarci teorie balzane e fastidiose». Come era scontato è iniziata una serie di commenti pro e contro (in realtà quasi tutti a favore del primo cittadino), che aveva solo reclamizzato il raduno, che di fatto non ha riscosso particolare successo. «Mentre questi faranno il loro dannato sit-in – scriveva in conclusione Ranalli – gli operatori sanitari saranno a qualche centinaio di metri a lavorare per gestire questa pandemia. A me sta roba fa tremendamente incazzare».

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