I navigator? A Ravenna funzionavano, ma a fine anno perderanno il lavoro

Da quattordici a cinque, e a fine del prossimo mese perderanno il lavoro e non saranno rimpiazzati. Eppure, durante la pandemia, hanno svolto mansioni di formazione, orientamento e ricerca di posti di lavoro per i percettori di reddito di cittadinanza.

Il destino dei navigator

Parliamo dei “navigator” in provincia di Ravenna, il cui destino è nell’indeterminatezza. Certamente il loro contratto di lavoro, a termine, non sarà rinnovato. E dire che il servizio, da più parti dileggiato, qualche risultato lo avrebbe anche portato. Secondo il report diffuso dall’Anpal, l’Agenzia nazionale politiche attive del lavoro, fra i percettori di reddito di cittadinanza «il 36,9% del complesso dei beneficiari ha avuto un’esperienza lavorativa, con punte sino al 52,4% nelle Regioni del Nord-Est. Le nostre performance – spiega Simona Mantovani, referente locale di Anpal Servizi – sono in linea con la nostra area di pertinenza. E in Emilia Romagna, grazie ad un raffronto costante con le istituzioni regionali e locali, abbiamo avuto modo di compiere veramente una funzione importante». Va detto però che, se l’occupazione in molti casi è stata reperita da parte di soggetti che erano in larga parte inattivi (quindi disoccupati e non presenti nelle liste di collocamento) questa era precaria o stagionale: i numeri attestano infatti come il 37% abbia maturato un numero di giornate compreso tra i 3 e i 12 mesi, mentre oltre il 25% (più di uno su quattro) ha lavorato meno di tre mesi, di cui il 10,6% un numero complessivo di giornate inferiore al mese e il 14,6% tra 1 e 3 mesi.

Il parere del dirigente

Però nel frattemposi erano approcciati al mondo del lavoro e questo non è poco, almeno secondo il parere di chi nell’ambito della formazione e orientamento è da lungo tempo. Il dirigente dell’Agenzia regionale per il Lavoro, il ravennate Andrea Panzavolta, precisa come si parli di «persone in grave difficoltà. La descrizione dei percettori di reddito di cittadinanza che si sta dando a livello nazionale è ingenerosa: non si tratta di persone che stanno a casa perché così percepiscono un reddito maggiore rispetto a quello che avrebbero lavorando. Spesso parliamo di cittadini con gravi difficoltà di inserimento, che avremmo bisogno di aiutare di più». E invece Panzavolta ora sa che «le assunzioni previste sui centri per l’impiego saranno insufficienti, sono 60 a livello regionale. E dovremo occuparci anche dei percettori di Naspi». Secondo la Fp Cgil, che interviene per bocca del segretario provinciale Alberto Mazzoni, «era difficile pensare di risolvere il problema degli inattivi assumendo dei precari. Serve una legge nazionale che dia un quadro generale. A livello regionale, nell’ambito del Nuovo patto per il lavoro e il clima qualche passettino lo faremo. Ma servirebbe disegnare un futuro, che non c’è».

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