I Motus chiudono Crisalide a Forlì con Silvia Calderoni

Masque Teatro affida alla compagnia teatrale Motus la conclusione della 18ª edizione del suo festival “Crisalide”: al teatro Felix Guattari di via Orto del fuoco oggi, 17 ottobre (ore 18), la performer Silvia Calderoni propone “You were nothing but wind”. «Si tratta del seguito ideale di “Tutto brucia” che ha avuto un’ottima accoglienza a Roma qualche giorno fa, e che sarà il 1° dicembre al teatro Galli di Rimini – racconta Daniela Nicolò, ideatrice e regista insieme a Enrico Casagrande e Silvia Calderoni –. A Forlì invece portiamo l’attenzione su Ecuba, la più straziata fra le donne troiane sul punto di diventare schiave dopo la conquista achea della città. Il personaggio diventa protagonista di una performance di circa 20 minuti in cui emerge il tema già euripideo della trasformazione della violenza subita in aggressione e rabbia».

Infatti è a “Troiane” ed “Ecuba” del grande drammaturgo ateniese che in qualche modo vi ispirate.

«Sì: gli aspetti trattati dalle due opere, oltre a essere di terribile attualità sono anche collocati in un momento in cui la prospettiva delle donne è assolutamente oscura. Qui ci allontaniamo però dalla teatralità originaria per cogliere semmai i risvolti della profezia di Polimestore, che predice alla regina di Troia la sua trasformazione in una “cagna nera dagli occhi di fuoco”».

Nelle due tragedie di Euripide non c’è spazio per una soluzione all’immenso strazio della regina e delle donne di Troia.

«Noi invece cogliamo oltre allo spavento anche la compassione che sta nell’immagine della trasformazione di Ecuba in una cagna. La performance così si concentra sulla fisicità e sull’evocazione, accompagnate da una forza vocale intensa che si intreccia al divenire animale di Ecuba. È un’azione sostenuta anche da un ambiente sonoro di grande impatto, elaborato da Demetrio Cicchitelli, che ha lavorato anche a “Tutto brucia”: sottolinea infatti come il dolore pervada tutto, si espanda e cancelli la separazione fra umano e non umano».

Ma proprio in questo, paradossalmente, voi additate una consolazione.

«Sì, nel momento in cui, come ha ben sottolineato Felice Cimatti per “Tutto brucia”, il linguaggio umano si disfa, è possibile concepire una visione in cui il divenire altro e l’avvicinamento al mondo animale possono essere un modo per recuperare la sensibilità e la dolcezza cancellate dalla nostra ansia di dominare la natura. Per dire questo, ci è piaciuto trasferire il tutto in un’azione performativa in cui il corpo della danzatrice emerge dalla cenere: dopo che tutto è bruciato, e occorre ricostruire».

Un mondo nuovo, una nuova lingua…

«Certo, ricostruire può implicare proprio cambiare il nostro modo di rapportarci a un mondo, quello non umano, sentito come inferiore. Guardando la gentilezza degli animali e il loro rispetto dell’equilibrio, che si auto-rigenera, al contrario di quanto accade quando è l’uomo a intervenire e ad alterare tutto, forse si può cambiare prospettiva: non vederci più re del creato, quindi, ma “specie compagna” delle altre. E allora qualcosa può cominciare».

Con tutto quello che ne consegue.

«E che abbiamo anche trattato nel corso del Festival di Santarcangelo, che quest’anno abbiamo diretto. A Forlì invece adottiamo un altro linguaggio, dando la preferenza allo stimolo emozionale, mentre già guardiamo a uno “spin off” su Cassandra che prosegua la nostra ricerca sui linguaggi e sulle modalità di esprimere i temi di nostro interesse».

Biglietto: 8 euro.

Info: 393 9707741
www.crisalidefestival.eu

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