I miei dieci libri preferiti: Salvatore Barbieri

Nello stilare il mio curriculum da lettore, dovrei andare per epoche, perché molti fanno l’errore di dimenticare i libri letti da bambini, da adolescenti e da giovani, per concentrarsi su quelli incontrati durante la maturità e che quindi la accresciuta capacità intellettuale ci ha fatto introiettare maggiormente, facendoci spesso dimenticare i precedenti.

La classifica dei libri preferiti, per me non dovrebbe andare quindi in ordine di importanza – essendo tutti ugualmente importanti – ma in ordine temporale. Perché per ogni periodo della mia vita (infanzia, adolescenza, giovinezza, paternità, maturità) ci sarebbero almeno dieci libri che mi hanno formato. Un’altra cosa da sottolineare: ho letto anch’io tutti i “classiconi” dall’“Odissea” all’“Iliade” e l’“Eneide”, la “Divina Commedia”, il “Decamerone” di Boccaccio (divertente), dai “Promessi sposi” ai russi, le tragedie greche di Eschilo, Euripide e Sofocle, le poesie di Leopardi, Carducci e Pascoli. Molti di questi, più che altro per dovere, avendo frequentato il Liceo Classico: trovavo infatti Manzoni pedante e certe descrizioni dei russi, lunghe pagine e pagine, mi facevano venire il latte alle ginocchia! Invece non sono riuscito a finire l’“Ulysse” di Joyce, né “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust né… la Bibbia. Ma almeno ci ho provato.

Comunque il libro che metto al primo posto è “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Sì, lo so, è atipico. Dovendo scegliere Calvino, molti avrebbero optato per “Il barone rampante”. Ma per me il genio di Calvino è qui, in questo romanzo-non romanzo, in questa raccolta di racconti in verità, incatenati tra di loro con un artifizio letterario: la storia comincia, va avanti, ma poi si interrompe per lasciare posto a un’altra storia e questa a sua volta dopo un po’ lascia il posto a una terza e così via… Tanti inizi senza un finale, primo esempio di letteratura postmoderna. È pura metaletteratura: scrivere per il gusto di scrivere e affascinare/stupire il lettore. Esercizio narcisistico del proprio talento? Può darsi, ma Calvino se lo poteva permettere.

A seguire ho fatto una scelta tra gli oltre 800 libri che penso di aver letto finora.

Tra quelli dell’infanzia (5-8 anni): “Il manuale delle Giovani Marmotte”, imprescindibile per un bambino, Rodari, Dahl, i Grimm, Andersen, Pinocchio, Peter Pan, Mary Poppins, “Il giornalino di Giamburrasca” e “Cuore”.

Per l’infanzia più pronunciata (9-12 anni): “I tre moschettieri”, “Il conte di Montecristo”, “Ivanhoe”, “I ragazzi della via Pal”, “L’isola del tesoro”.

Per l’adolescenza (13-17 anni): “Le mille e una notte”, Mark Twain, “Moby Dick”, Dickens, London, Giulio Verne, Edgar Allan Poe, Conan Doyle, Asimov, Tolkien.

Per la giovinezza (18-34 anni): Orwell, Pirandello, Sciascia, Hemingway, Bukowski e John Fante, Italo Svevo, Shakespeare e Molière, il “Casanova” , Oscar Wilde, Hesse, D’Annunzio, Montanelli, Biagi, Zucconi, Oriana Fallaci, Primo Levi, Flaiano, Campanile, Marchesi, Cervantes, Bergerac, Scott Fitzgerald, Faulkner, Kundera.

Per la paternità (35-49): Marquez, Borges, Stephen King, Ian Fleming, Camilleri, Simenon, Eduardo De Filippo, Schnitzler, Eco, Nabokov, Capote, Foster Wallace, Capria, Malaparte, Tomasi di Lampedusa, Moravia.

Per la maturità (50-59): Eduardo Galeano, Aghata Christie, Kerouac, Tondelli, Tabucchi, Scerbanenco, Cassola, Pasolini, Guareschi, Carlo Levi, Bassani, Morante, Ginzburg, Ferrante, Saviano.

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