I genitori, lo smart working e la dad: è difficile stare in casa

di FRANCESCO RASPONI*

N on solo i più piccoli durante questo anno pandemico hanno vissuto grandi difficoltà nell’adattarsi alla situazione, ma anche i genitori si sono trovati a dover ripensare i ritmi giornalieri. Per chi non l’ha perso, il lavoro è entrato in casa con lo smart working, che alla lunga ci ha fatto capire come lavorare fuori casa non sia così male. Il lavoro a casa del genitore è coinciso con la Dad dei figli, spesso da seguire sia nelle lezioni on line sia nei compiti. Non è stato facile per nessuno e ogni genitore ha una storia da raccontare su come sia riuscito a sopravvivere allo stress della convivenza in questo anno pandemico.

Ma cosa accade quando i figli sono pure adolescenti?

Molti di essi hanno vissuto la crisi adolescenziale a casa immergendosi in una vita tecnologica molto intensa. Oltre al nervosismo e all’irritabilità espressi nei confronti dei genitori e a una riduzione nel confronto con loro, in alcuni casi l’adolescente è arrivato a chiudersi in camera per stare davanti allo schermo tutto il tempo, anche di notte.

Il genitore di fronte all’eccesso tecnologico e alla porta chiusa, spesso addirittura a chiave, vive una pena, sì pena, che deve essere ascoltata e approfondita. Le emozioni in gioco sono la preoccupazione nel non comprendere quello che sta accadendo, ma anche l’irritazione, la rabbia e a volte l’ira di fronte ad alcuni comportamenti inediti, mai visti, che fanno sentire il genitore esautorato dal ruolo che ha sempre ricoperto.

Spesso inutili o addirittura controproducenti i tentativi di imporsi, staccare la spina dagli schermi, obbligarli a un confronto.

Inutile ogni tentativo di trovare un accordo, il cui fallimento si può tradurre in un forte senso di impotenza, che pesa come un macigno.

In questi casi, dove il confronto a parole non è possibile, dove non si comprende e dove c’è in gioco l’equilibrio personale del genitore e il percorso di crescita dell’adolescente, è opportuno chiedere aiuto a uno psicologo esperto che sappia dare le giuste indicazioni per leggere la situazione e proporre interventi mirati. In particolare è necessario riconoscere alcuni campanelli d’allarme che sono: il ritiro da scuola, l’inversione del giorno con la notte, l’alimentazione scorretta, la rinuncia ad ogni attività extra-schermo.

L’obiettivo è riuscire a intervenire in tempi rapidi per evitare che il ritiro nella stanza dell’adolescente si strutturi diventando una scelta definitiva. (*psicologo e psicoterapeuta)

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