I fari, le vie luminose dell’Adriatico

Adriatico importuoso a occidente e labirintico a oriente. Adriatico stretto e pericoloso, dal tempo imprevedibile, per molti aspetti ancora oggi. Perché è un mare circondato da alte montagne, vette alpine, appenniniche e balcaniche, da cui scendono venti impetuosi, magari alternandosi a bonacce estenuanti. Adriatico stretto e pericoloso, soprattutto di notte quando i primi naviganti potevano contare solo sulle stelle e sul loro fiuto, fino a quando non si accesero i primi fuochi e poi si costruirono i primi fari.

I falò di Fiorenzuola di Focara

É una storia antichissima quella dei segnalamenti notturni che, solo per rimanere tra Marche e Romagna, si può raccontare a partire dal toponimo di Fiorenzuola di Focara , arroccata sulla falesia di Gabicce, dove si accendevano fuochi per orientare i naviganti. D’età romana sono invece i primi fari, di cui il Mosaico delle Barche di Palazzo Diotallevi a Rimini, ora Museo della Città, è una grandiosa e suggestiva testimonianza. Di qualche secolo successivo, ma non meno bello e interessante è il mosaico del Porto di Classe, in Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna.

«Quella dei fari è una storia affascinante che si perde nella notte dei tempi e va di pari passo con la storia della navigazione», scrive Annamaria “Lilla” Mariotti nella prima pagina del suo nuovo libro “Fari del mondo” (Magenes, 2019; 220 pp. 25 euro). Un libro ricco di informazioni sulla storia dei fari e su quella di una cinquantina dei più importanti sparsi in tutto il mondo, dalle antiche lanterne di Livorno e Genova agli ottocenteschi fari francesi, inglesi e americani. Non solo racconti, ma anche fotografie molto spettacolari, per un libro che accende la fantasia dei bambini di tutte le età, ma anche dei cultori della “farologia”. Non poteva mancare almeno un faro adriatico e Mariotti ha scelto il Faro della Vittoria di Trieste, che non è nato solo per “illuminare il Golfo di Trieste ma è anche un monumento commemorativo per ricordare i marinai caduti durante la Prima Guerra Mondiale».

L’impulso alle costruzioni

Ma per gli appassionati adriatici ci sono anche due libri dedicati solo a questo incredibile spazio marittimo. In “I fari e i segnalamenti marittimi italiani. La costa adriatica”, di Luciano Massariolo e Guglielmo Zanelli, (Viella, 2008; pp. 150, 22 euro), si ricostruisce la storia dei moderni fari adriatici settentrionali e orientali che inizia con decreto austriaco dell’11 luglio 1817. Un decreto che sollevò subito polemiche a Venezia, all’epoca sotto la corona austriaca, perché non erano molti i bastimenti che arrivavano in città e le tasse dedicate alla costruzione dei fari avrebbero allontanato ulteriormente i bastimenti dalle lagune venete. In Romagna già da mezzo secolo lampeggiava il “nuovo” Faro di Rimini che è stato completato nel 1764, secondo quanto scritto da Giovanni Rimondini Altrettanto documentato e ricco di immagini d’epoca è “La via luminosa sull’Adriatico orientale. I fari fra Trieste e la Costa Istriana” di Massimiliano Blocher e Paola Cochelli, edito dall’Unione degli Istriani, nel 2020. Alla breve ma esaustiva storia dei fari, segue un’analisi del contesto e dei protagonisti della vicenda adriatica. Si passa poi alla descrizione della storia del primo importantissimo faro orientale, quello di Salvore acceso nel 1818, sull’omonima punta che separa oggi la Slovenia dalla Croazia. Ma il faro più difficile da costruire fu quello di Promontore, che è ancora un riferimento fondamentale anche per chi fa vela dalla Romagna verso la costa istriana o il Golfo del Quarnero. Dalle prime discussioni all’accensione trascorsero trent’anni, quando finalmente sull’isolotto Felonga venne inaugurato nel 1846.

Infine, ritornando a Trieste nella Sacchetta, antico fulcro della vita portuale, voglio ricordare le pagine dedicate alla vecchia Lanterna da Claudio Ernè e Tiziana Oselladore, nel loro “La Sacchetta. Storie e immagini del cuore marinaro di Trieste” (2011, pp. 200, 25 euro). Acceso nel 1833, su quello che un tempo era lo Scoglio dello Zucco, è stato dismesso nel 1969, ma rimane un simbolo della città, ora sede della Lega Navale. Se vi capita di andare a Trieste, salite in cima alla lanterna, per vedere il più bel film dedicato alla città, magari musicato dalla sua indomita regina, la Bora.

* Fabio Fiori (insegnante, marinaio e scrittore; il nuovo libro è: Isolario italiano. Storie, viaggi e fantasie, per i tipi di Ediciclo)

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