I due segreti del boom di Australia e Nuova Zelanda

Se ci dicono Australia, probabilmente la prima cosa a cui ci viene da pensare sono i canguri e gli ampi paesaggi incontaminati. Invece, l’Australia è anche molto di più, specie nel mondo del vino nel quale, nonostante sia arrivata da poco, ha saputo ricavarsi uno spazio che la sta vedendo crescere a ritmi più che sostenuti. A contaminare lo stato con il vino molto probabilmente sono stati i sudafricani all’inizio dell’Ottocento e oggi è già divenuta l’ottava nel mondo per quantità di produzione. Questa crescita tanto rapida, secondo gli esperti, sarebbe dovuta a due fattori peculiari che hanno caratterizzato l’approccio dell’Australia al nettare di Bacco: il primo è la decisione presa fin da subito di puntare a vini di qualità, la seconda di non aver perso un solo istante a discutere sull’importanza della tecnologia e delle pratiche più all’avanguardia e innovative in vigna e in cantina. Le hanno adottate tutte e fin da subito, adattandole di volta in volta ai cambiamenti. In questo modo, sia tra i campi che in cantina sono sempre stati al passo coi tempi. Attualmente, in Australia ancora non esistono disciplinari di produzione, tuttavia la viticoltura ha già trovato le zone per lei più vocate. A partire dall’area meridionale, ad oggi la più rappresentativa e produttiva di tutto il paese. Oltre la metà del vino australiano viene prodotto qui, tra le sottozone di Barossa Valley (famosa per i suoi Shiraz rossi), Coonawarra (per il Cabernet Sauvignon), Adelaide Hills (ideale per gli spumanti), Eden Valley (interessanti il Riesling e il Pinot Nero), Clare Valley (si trovano tra i migliori Riesling del mondo), Padthaway (piccola e celebre per i suoi bianchi) e McLaren Vale (vini bianchi). Al suo fianco sta assumendo sempre maggior rilievo il Nuovo Galles del Sud, e in particolare la Hunter Valley (nota per Chardonnay e Sémillon), il Mudgee (qui si produce quello che viene considerato il miglior Cabernet Sauvignon della zona) e infine la Riverina.

Passando a Victoria è tra le aree più conosciute per gli spumanti e per i vini dolci, mentre la Tasmania, con il suo clima fresco, è particolarmente adatta per i rossi. Infine, migliaia e migliaia di chilometri più a ovest si trova la zona vinicola sviluppatasi attorno alla città di Perth. L’area più famosa, in questo caso, è senza dubbio quella di Margaret River, con i suoi Cabernet Sauvignon, Chardonnay e Pinot Nero decisamente caratteristici. Buona è anche la Swan Valley, con i suoi bianchi da Chenin Blanc.

Nuova Zelanda

Separata dall’Australia dal mar di Tasman, la Nuova Zelanda negli ultimi anni sta operando una profonda trasformazione quando si parla di vino, alzando decisamente l’asticella. Da un mercato produttivo profondamente indirizzato alla grande distribuzione, ora nell’isola stanno puntando maggiormente alla qualità, e grazie ai suoi Chardonnay e Sauvignon sta imparando a farsi conoscere nel mondo. Il Sauvignon neozelandese, in particolare, ha caratteristiche talmente peculiari che nel dibattito enologico si comincia a fare strada l’idea che questa sia davvero la terra d’elezione per questo vitigno. Nota soprattutto per i vini bianchi, a rendere peculiare la Nuova Zelanda è il clima: particolarmente fresco e influenzato dalla bellezza e dai profumi dell’oceano. Nell’isola settentrionale degne di rinomanza sono le zone di Gisborne e Hawke’s Bay, quest’ultima considerata l’area di maggior pregio per il Sauvignon Blanc. Marlborough è invece la zona vitata più estesa dell’isola meridionale.

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