I dati che spaventano la Romagna: così è nato il quasi-lockdown

Quasi un lockdown. La zona “arancione rafforzata”, come è stata definita dalla Regione, non si allontana molto dai provvedimenti presi ormai un anno fa a livello nazionale. Tutto il comprensorio imolese e quattro comuni della provincia di Ravenna che con Imola hanno forti interazioni soprattutto scolastiche da oggi sono finite in quello che sembra un remake della primavera 2020.

Dati simili alla Lombardia

I dati dei contagi diffusi ieri dall’Ausl Romagna e dalla Regione dimostrano però che nessun territorio può stare tranquillo: i contagi crescono ovunque. Rimini è tornata ed essere la provincia con più decessi dall’inizio dell’epidemia (806) superando Ravenna, dove i morti sono in calo ma che ieri contava ben 240 casi, il dato più alto in regione. Non sono buoni i parametri neanche a Forlì e Cesena, che la fondazione Gimbe nell’ultimo monitoraggio mette tra le peggiori in regione insieme a Bologna. I parametri della città felsinea, trainata dai comuni imolesi, sono però di gran lunga i più preoccupanti e superano addirittura quelli di Brescia, la città lombarda nella quale sono scattate misure restrittive e che è in questi giorni al centro dell’interesse nazionale: tra il 16 e il 23 febbraio l’incremento percentuale dei nuovi casi nella provincia bolognese è stato superiore al 7% con un’incidenza di contagi rilevati nelle ultime due settimane di pari a 650 nuovi positivi ogni centomila abitanti. Dati che sono di poco superiori a quelli bresciani.

Il caso imolese e ravennate

Perché dunque il focus della Regione si è posato solo su Imola e sui quattro comuni ravennati? Per capirlo è necessario scendere a livello comunale. È sempre l’incidenza, il parametro che rapporta il numero di casi alla popolazione, a farci da guida. Concentrandosi sui “casi attivi”, cioè le persone che attualmente hanno il coronavirus, si scopre che nel comune di Imola la situazione appare totalmente fuori controllo: ci sono 119 casi attivi ogni diecimila abitanti. Le cose non vanno meglio nel resto del comprensorio: a Medicina, il comune che nella prima ondata fu il più colpito, ci sono oggi i dati migliori (36,77 casi ogni diecimila abitanti) mentre a Fontanelice si sale fino a 102. In mezzo, tutti gli altri territori imolesi. Il dato dei quattro comuni ravennati confrontato ai 14 della stessa provincia per ora fuori dall’ordinanza regionale aiuta invece a comprendere la differenza tra le città in cui la situazione al momento è sotto controllo e quelle in cui c’è da preoccuparsi: i quattro territori oggetto dell’ordinanza hanno parametri simili a quelli imolesi (si va da Massa Lombarda con 47,12 casi attivi ogni diecimila abitanti a Riolo Terme con 79,94) mentre gli altri territori della provincia hanno dati migliori. Il comune capoluogo si ferma ad esempio a 15,92. Il contagio corre ovunque ma tra Bologna e Ravenna che sta dilagando.

I rapporti delle Ausl

A testimoniarlo anche i rapporti delle due Ausl da cui è nata la decisione di Stefano Bonaccini. A Imola si fa notare come il contagio abbia invertito la curva di discesa a partire dalla terza settimana di gennaio, quando ancora si era in zona arancione, e l’incidenza sia passata da 15,3 nuovi casi settimanali ogni diecimila abitanti a 46,4 della scorsa settimana. Triplicata in un mese. Anche qui, torna comodo un termine di paragone: a Forlì, la città con l’incidenza minore, al momento si viaggia sull’ordine dei 19 nuovi casi ogni diecimila abitanti. L’Ausl imolese fornisce anche l’indice Rt, ormai pari a 1,31 e quindi ben sopra la soglia di sicurezza. La grande differenza rispetto alle due ondate precedenti è il fatto che siano i giovani ad ammalarsi, soprattutto coloro che frequentano elementari, medie e superiore, e la fascia tra i 45 e i 54 anni. Tradotto: i ragazzi contagiano i genitori e infatti sono molti i focolai domestici. La scuola è comunque un bacino di infezione importante: sono 93 le classi in quarantena nell’Imolese e gli alunni contagiati sono 321, la pressione ospedaliera torna a farsi sentire e – stima l’Ausl Imola – entro dieci giorni potrebbe non essere più sopportabile. «Il nostro territorio – scrive l’azienda sanitaria – è interessato dalla circolazione di almeno due varianti che potrebbero spiegare la forte contagiosità del virus». La stessa dinamica è quella a cui si assiste nei territori ravennati più vicini a Imola. Riolo Terme è oggi quello che la settimana scorsa ha avuto l’incidenza di nuovi casi più alta: 80,76 ogni diecimila abitanti. In questo caso la situazione, sotto il profilo clinico, è meno grave rispetto a Imola ma – sottolinea l’Ausl Romagna – «induce una certa preoccupazione per l’aumentata diffusione del virus nel territorio, diffusione che in queste settimane ha riguardato prevalentemente persone giovani».

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