I Cacao Mental al bagno Polka di Marina Romea

I Cacao Mental sono una delle band più moderne e modaiole delle notti milanesi, appena usciti con il secondo album, anticipato dal singolo “Reproduccion”. Il trio meneghino, composto dal cantante e performer peruviano Kit Ramos, dal chitarrista Marco Pampaluna e dal trombettista e produttore Stefano Iasconi, in arte Iasko, sarà al bagno Polka di Marina Romea oggi dalle ore 18.

Fanno parte della scuderia La tempesta, etichetta discografica che, tramite le compilation “Istituto italiano di cumbia” ha portato questo genere sudamericano verso nuovi orizzonti, coinvolgendo decine di artisti, tra cui Jovanotti e Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. I Cacao Mental sono l’ala più elettronica e psichedelica di questo plotone: definiscono infatti il loro suono “elettro cumbia psichedelica”.

La pandemia vi ha tarpato le ali proprio nel momento in cui eravate pronti a capitalizzare il successo del primo album “Para extranas criaturas”: come avete gestito questa pausa forzata?

«Come tutti abbiamo approfittato per porci domande e scavare nel nostro progetto – spiega Iasko, ideatore e fondatore della band – . Eravamo partiti per fare la cumbia, poi abbiamo cercato di sublimarla. La cumbia è danza, gioia, è psichedelica e curativa, e tanto tanto sexy, infatti è la chiave per la “reproduccion”».

Recentemente avete lavorato, oltre che con Davide Toffolo, che è un po’ il vostro padre artistico, con Jovanotti e con Miss Keta.

«Sì, ma anche con il gruppo elettroswing torinese Sweet Life Society. Miss Keta è una furia, intelligentissima, e una vera diva; la adoro e lavorare con lei è stato molto divertente. Con Jovanotti abbiamo fatto il brano “Fiesta” per la compilation del primo Jova beach party, e l’anno scorso una versione cumbiera di “Caruso” per l’iniziativa “I love my radio”, che è andata su tutte le radio italiane. Con lui è nata un’amicizia, infatti saremo in alcune tappe del Jova beach party 2022».

Marina Romea sarete sulla spiaggia all’ora dell’aperitivo.

«Suonare al tramonto sulla spiaggia sarà fantastico, anche se limita un po’ la parte visuale del nostro concerto, che si basa anche su trucchi fosforescenti. Musicalmente nel nostro set c’è tanta elettronica, ma anche tanto suonato e ballato. Nonostante quel che si crede, usare l’elettronica non vuol dire avere basi: ormai da tempo anche il computer è uno strumento che viene “suonato” dal vivo, e non limita in alcun modo l’energia. Il nostro concerto è un rito, perché la cumbia è una musica nata sacra e collettiva, e Kit è uno sciamano. Ogni nostro concerto, inoltre, è l’ultimo concerto, perché questa è la nostra attitudine: suonare come se non ce ne fossero altri. In realtà, poi, la sera successiva c’è un altro “ultimo” concerto, ma non importa, perché quel che conta è l’attitudine».

Parliamo del singolo “Reproduccion”.

«La natura si riproduce costantemente, e noi nel disco nuovo parliamo degli elementi naturali. Non ci riferiamo solo alla riproduzione sessuale, ma anche a quella asessuata degli esseri viventi: la riproduzione è il modo in cui si perpetra la vita, e in cui il mondo va avanti. I frutti, la musica, noi, tutto è effetto della “reproduccion”. Riportandola sulla musica, il loop, che noi usiamo da sempre, è una riproduzione infinita di una sequenza di suoni».

L’album è sulla stessa linea?

«È un album acquatico: cinque brani parlano di acqua, componente primario degli esseri viventi e della terra, coperta di acqua per due terzi. Senza acqua non c’è nemmeno riproduzione. Il disco parla tanto di temi ambientali, e di amore, altra componente fondamentale della nostra vita e della riproduzione. Musicalmente abbiamo cercato di evolverci: ad esempio abbiamo tolto gli assoli, che nel primo disco erano parecchi, per avere un suono più organico. I brani sono più lunghi, perché la narrazione necessita di tempo».

Nel primo album c’erano molte collaborazioni: in questo?

«C’è solo una collaborazione con l’Istituto italiano di cumbia, e basta, perché avevamo molti pezzi nostri che volevamo mettere, tanto che almeno altrettanti sono rimasti fuori».

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